Guido Romeo, Macchina del Tempo, maggio 2003 (n.5), 15 novembre 2003
Una proteina per curare l’anemia Raddrizzare una proteina potrebbe essere la chiave verso la cura dell’anemia falciforme, una malattia genetica ereditaria che in certe popolazioni, come quelle centroafricane, colpisce un bambino su 400
Una proteina per curare l’anemia Raddrizzare una proteina potrebbe essere la chiave verso la cura dell’anemia falciforme, una malattia genetica ereditaria che in certe popolazioni, come quelle centroafricane, colpisce un bambino su 400. La patologia è infatti causata da una mutazione nel gene responsabile della sintesi dell’emoglobina, la proteina che permette ai globuli rossi del sangue di trasportare l’ossigeno. In ”Phisical review letters” Matthew Turner, ricercatore presso l’Università di Warwick, in Gran Bretagna, è finalmente riuscito a spiegare perché le molecole sintetizzate dal gene difettoso tendono a formare delle catene che si incollano insieme fino a formare dei lunghissimi e rigidi aghi che deformano i globuli rossi conferendogli la struttura a falcetto che dà il nome alla malattia. Turner sostiene che se si riuscissero a ottenere delle catene di emoglobina meno contorte, si potrebbe evitare la formazione degli aghi che deformano i globuli rossi, magari inserendo nel Dna dei pazienti geni dell’emoglobina fetale, la forma prodotta durante la gravidanza. I risultati ottenuti da Philippe Lebouche, presso l’Università di Harvard, a Boston, negli Stati Uniti, sui topi confermerebbero l’intuizione di Turner.