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 2003  novembre 15 Sabato calendario

Le statistiche parlano chiaro: le allergie colpiscono un italiano su quattro: oltre dieci milioni di persone

Le statistiche parlano chiaro: le allergie colpiscono un italiano su quattro: oltre dieci milioni di persone. Non solo, siamo in buona compagnia perché nell’Unione europea ci sono circa 50 milioni di persone affette da rinite, asma bronchiale, orticaria, dermatite topica e congiuntivite. Queste malattie sono in continuo aumento, soprattutto tra i bambini, tanto da meritare ormai delle vere e proprie priorità, a pari merito con cancro e Aids, sia nella pianificazione sanitaria dell’Organizzazione mondiale della sanità, sia nei programmi del Parlamento europeo. Non si tratta di semplici starnuti stagionali, come spesso si tende a pensare, ma di un problema di grande rilievo sanitario e sociale che, secondo gli esperti, potrebbe diventare la vera epidemia del Ventunesimo secolo. Uno scenario impressionante, soprattutto se si considera che le forme classiche di allergia, come la febbre da fieno, erano virtualmente sconosciute nel Vecchio continente solo duecento anni fa. Nelle loro diverse manifestazioni, le forme allergiche rappresentano un fattore che, oltre a condizionare pesantemente le abitudini di vita di un individuo, colpisce anche la collettività, perché rappresentano un rilevante capitolo di spesa per le finanze di ogni Stato. Per comprendere qualcosa non c’è nulla di più utile di una buona definizione, ma in un campo delicato come quello delle allergie bisogna misurare le parole. «L’allergia è una reazione anomala ed esagerata dell’organismo quando pelle, mucose o altri tessuti entrano in contatto con sostanze animali, vegetali o sintetiche, i cosiddetti allergeni, che sarebbero innocui per soggetti normali» spiega Giorgio Tonietti, presidente della Società italiana di allergologia e professore di medicina interna presso l’Università dell’Aquila. «Queste sostanze causano la formazione nell’organismo di un particolare tipo di anticorpi specifici, le immunoglobuline E o, più comunemente, IgE. Questi anticorpi sono gli agenti scatenanti della reazione allergica nei confronti di sostanze che il corpo avverte come estranee e il sistema immunitario riconosce come pericolose e quindi da aggredire». I primi responsabili delle reazioni allergiche sono solitamente i pollini di varie piante, gli acari della polvere, le muffe, il pelo di cani e gatti e il fumo. Non bisogna però sottovalutare le allergie ai cosmetici, ai profumi, ai tessuti o, ancora, ad alimenti, soprattutto al latte, al grano, all’albume dell’uovo e ai crostacei. Vi sono poi le allergie professionali, quelle a metalli e quelle a insetti. «Quando avviene l’incontro tra un allergene e un anticorpo specifico per quella sostanza, creato dal nostro organismo» continua Tonietti «nel nostro corpo avvengono delle reazioni che vedono coinvolto il sistema immunitario. Con un meccanismo perfetto, il nostro organismo di fronte a un elemento sconosciuto attiva un complesso sistema di informazione e di difesa. In particolare, i linfociti B producono le già citate IgE, che si sistemano sulla superficie dei mastociti, le cellule presenti nei diversi tessuti, dove si trovano molecole di diverse sostanze. A contatto con un antigene, le IgE così legate provocano la rottura dei granuli all’interno dei mastociti e il conseguente rilascio di diverse sostanze, tra le quali l’istamina, responsabili dei fenomeni infiammatori tipici delle allergie. Ma oltre ai linfociti B, entrano in gioco anche i linfociti T, deputati al controllo della produzione di anticorpi. E sia una produzione in difetto sia una in eccesso, come nel caso delle allergie, sono pericolose». I sintomi possono essere assai diversi. «Una reazione allergica può verificarsi in numerosi distretti corporei» conferma Tonietti «e tutto dipende dal bersaglio delle sostanze liberate. Occhi arrossati, asma, lacrimazioni, starnuti sono solo le manifestazioni più comuni, ma le reazioni allergiche possono comportare anche vomito, diarrea, mal di testa e shock anafilattico». L’entità della reazione allergica dipende poi, in un certo modo, dal numero di IgE e di mastociti presenti in circolo o nei tessuti. I problemi per l’organismo si verificano quando c’è un eccesso di reazione del sistema immunitario. Il coinvolgimento di numerosi anticorpi specifici è infatti in grado di procurare reazioni infiammatorie e danni anche importanti ai tessuti. Se i segni clinici di vari fenomeni allergici furono descritti fin dall’antichità, il termine allergia è stato coniato dal medico austriaco Clemens Von Pirquet nel 1906. Da allora la frequenza delle descrizioni delle allergie si è diffusa a macchia d’olio, tanto che negli ultimi dieci anni, soprattutto nei paesi occidentali, hanno registrato un incremento annuo superiore al 15 per cento. Perché questo aumento? Le ipotesi sono molte. «La più gettonata è la teoria igienica» osserva Michele Ciccarelli, responsabile della sezione di pneumologia e allergologia dell’Istituto clinico Humanitas di Milano, «soprattutto nei paesi industrializzati, la riduzione di eventi infettivi predispone allo sviluppo di risposte immunitarie esagerate. In un certo senso si tratta di un prezzo da pagare alle condizioni di vita che abbiamo creato. Gli ambienti in cui viviamo sono molto puliti e il grado di contaminazione alimentare è bassissimo». Le diete con alimenti praticamente sterili e l’assunzione di molti antibiotici, soprattutto nei più giovani, possono favorire le allergie. Tutto ciò migliora certamente la qualità della vita ma indebolisce anche il nostro sistema immunitario, che diviene più sensibile a sostanze potenzialmente innocue». Studi recenti, pubblicati nel ”New England Journal of Medicine”, indicano che nelle aree rurali, dove pure gli allergeni non mancano, i bambini sviluppano allergie meno facilmente che in città. Esagerare con la pulizia, insomma farebbe male alla salute. Ma l’ipotesi igiene non è la sola. L’inquinamento ambientale, sia vegetale, causato da nuovi pollini, sia da smog, e il cambiamento di clima, dovuto all’effetto serra, sono altre due chiavi di lettura plausibili, non alternative, ma complementari all’ipotesi di un eccesso di igiene. Respirare alte quantità di polveri sottili non aiuta certo e le grandi piogge degli ultimi anni hanno favorito una pollinazione molto abbondante. Per gli esperti questi due fenomeni rappresentano fattori che hanno favorito una crescita delle allergie. «Infine», aggiunge Ciccarelli, «non si può mai dimenticare che le allergie sono largamente ricorrenti su scala genetica familiare. Se i figli di non allergici hanno una probabilità del 5-6% di contrarre un’allergia, per chi ha due genitori allergici la probabiltà di diventare allergici a sua volta sale al 50-60%». I fattori ereditari, nel caso delle allergie, sembrano giocare un ruolo determinante. Tra i paradossi del nostro tempo c’è quello di un mondo diviso a metà anche nella sofferenza: allergie e malattie infettive sembrano essere facce di una stessa medaglia. Dove abbondano le prime, sono state debellate le seconde, dove l’igiene, i farmaci e il progresso non hanno ancora trionfato, le reazioni allergiche sono quasi sconosciute. «Il fenomeno allergico non deve essere mai sottovalutato, né dai genitori, né dai medici di famiglia», è ancora il professor Tonietti che parla, invitando alla prudenza: «Se trascurate, le allergie possono riservare brutte sorprese. Pensiamo alla rinite allergica, capace di causare un’asma bronchiale, e l’asma non curata può portare a sua volta a gravi alterazioni dell’apparato respiratorio». Per l’allergia è importante una diagnosi tempestiva. Se la diagnosi si basa sulla presenza di sintomi nasali, oculari, respiratori e cutanei, si esegue il Prick test, o test cutaneo, fondamentale sia per la diagnosi di allergia sia per individuare con precisione la sostanza che il sistema immunitario considera pericolosa. Il test è una prova indolore, che viene effettuata mettendo una goccia di estratto allergenico su un piccolo graffio sulla pelle. Purtroppo non sempre è attendibile e per i casi dubbi si ricorre al Rast test, un esame del sangue che permette di capire se esistono delle IgE specifiche per un dato allergene. Altre tecniche sono il Patch test per le patologie dermatologiche, la spirometria o la provocazione bronchiale agli allergeni. «Dopo la diagnosi» illustra Tonietti «c’è la cura. Il problema è che partiamo dai rami, ma dobbiamo arrivare alle radici». Oggi la terapia specifica, solo sui sintomi e non sulle cause, è affidata ad antistaminici, cortisonici e antileucotrienici di nuova generazione in grado di curare diminuendo di molto gli effetti collaterali. La terapia che agisce sulle cause è invece l’immunoterapia vaccinica. Si tratta di un metodo radicale, attraverso cui si cerca di riparare alle defaillances del sistema immunitario, abituandolo gradualmente alla presenza delle sostanze allergizzanti. Ma per le allergie non bisogna pensare a un vaccino che si può completare in pochi giorni come quello per l’influenza. un processo lungo, che dura quasi un paio d’anni e lascia molti ancora dubbiosi per la presenza di effetti collaterali poiché nonostante tutto, il sistema immunitario, in alcuni casi, non si corregge e continua a cadere nello stesso errore, scatenando di fatto reazioni allergiche. «Il futuro» aggiunge Tonietti «va verso una comprensione più ampia, capace di riequilibrare il sistema immunitario. Inoltre vi sono nuovi orizzonti di ricerca, come quello relativo all’uso di anticorpi anti IgE». Simone De Clementi