Severino Colombo, Macchina del Tempo, maggio 2003 (n.5), 15 novembre 2003
Che cosa hanno in comune Cicerone, Pico della Mirandola, Ignazio di Loyola e Aleksandr Romanovic Lurija? Tutti in qualche modo meritano di essere ricordati perché a loro volta ci aiutano a
Che cosa hanno in comune Cicerone, Pico della Mirandola, Ignazio di Loyola e Aleksandr Romanovic Lurija? Tutti in qualche modo meritano di essere ricordati perché a loro volta ci aiutano a... ricordare. Sono stati loro, nei secoli, a fare studi e a mettere a punto tecniche efficaci per migliorare la memoria. All’oratore romano Cicerone si deve il perfezionamento di una mnemotecnica formidabile detta metodo dei ”loci” (dal latino) o dei luoghi, tutt’oggi usata da chi normalmente parla in pubblico. Questa tecnica mette in gioco tanto la logica quanto la fantasia. Consiste nel collocare informazioni in luoghi diversi di un’ipotetica mappa mentale. Per non perdere il filo del discorso basta visitare mentalmente i luoghi seguendo un percorso prefissato. Un mnemonista d’eccezione, oltre che studioso della memoria, fu il filosofo e letterato toscano del Quattrocento Pico della Mirandola. Della sua capacità prodigiosa diede pubblica dimostrazione nelle università di mezza Europa. Il potere delle immagini visive di fissarsi nella memoria era ben chiaro già nel Cinquecento a Ignazio di Loyola, fondatore dell’ordine dei Gesuiti, che nei suoi ”Esercizi spirituali” invitava i fedeli a fuggire il peccato immaginando nientemeno che i tormenti dell’inferno. Il caso più eclatante è, nel Novecento, quello del giornalista russo Solomon Serasevskij (1925-1967). La sua mente era in grado di ricordare tutto grazie a una formidabile capacità immaginativa; dopo un po’ si manifestò perfino il problema di non riuscire a dimenticare. Il suo caso fu a lungo studiato da Aleksandr Romanovic Lurija, psicologo sovietico e precursore della neuropsicologia. Infine, nella foto qui accanto, ecco un cervellone contemporaneo: Gianni Golfera, 24 anni, di Lugo di Ravenna, è il più grande mnemonista d’Europa. Gianni ha spiegato che per ricordare divide il suo cervello in cento stanze, che riempie di immagini ed emozioni invece che di nozioni.