Valerio Vecchiarelli, ཿCorriere della Sera 15/11/2003;, 15 novembre 2003
Gli All Blacks (la nazionale neozelandese di rugby) per tradizione recitano prima di ogni partita l’haka Ka mate! scritta nel 1820 da Te Rauparaha, un capo maori che voleva ringraziare il cielo per averlo sottratto alla morte
Gli All Blacks (la nazionale neozelandese di rugby) per tradizione recitano prima di ogni partita l’haka Ka mate! scritta nel 1820 da Te Rauparaha, un capo maori che voleva ringraziare il cielo per averlo sottratto alla morte. Eseguito per la prima volta su un campo da rugby nel 1905, quando gli «Originals», in tour in Europa, decisero di aprire le loro partite danzando, non è sempre stata accettata dagli avversari: una volta, a Cardiff, mentre i neri si riunivano a centrocampo, Teddy Morgan, capitano dei dragoni gallesi, si mise a cantare The land of my fathers, l’inno sommerso della sua terra; Willie Anderson, capitano dell’Irlanda degli anni 80, prima di ogni partita con gli All Blacks riuniva la squadra per decidere una strategia di opposizione all’haka: nel 1989 portò la sua mischia al completo in mezzo agli avversari, per poco non ci scappava una gigantesca rissa. L’azzurro Carlo Checchinato: «La prima volta che la vedi da vicino, la paghi; noi nasciamo nel mito degli All Blacks, di cui l’haka è parte integrante. Poi diventa routine, anche se ricordo che prima di affrontarli ci riunivamo per studiare un atteggiamento per non subire l’haka. L’unica cosa è ammirarli. In silenzio». Paolo Vaccari: « una delle poche cose che invidio ai neozelandesi: è una tradizione e soprattutto è solo loro. In quel momento ti senti parte di un mondo diverso, capisci quanto questo nostro sport sia unico».