Roberta Mercuri, Macchina del Tempo, maggio 2003 (n.5), 14 novembre 2003
«L’uomo ha un cervello che gli consente di fare una cosa alla volta. Quindi, mentre fate l’amore, non chiedetegli perché non ha buttato la spazzatura»
«L’uomo ha un cervello che gli consente di fare una cosa alla volta. Quindi, mentre fate l’amore, non chiedetegli perché non ha buttato la spazzatura». La battuta è nelle prime pagine del manuale Perché gli uomini lasciano sempre alzata l’asse del water e le donne occupano il bagno per ore scritto dalla coppia di psicologi americani Allan e Barbara Pease e tutto dedicato alla difficile comunicazione fra i due sessi. Il libro, best seller negli Usa e in Francia (in Italia sarà pubblicato in ottobre da Sonzogno), affronta il problema con esempi pratici e ironia, offrendo consigli per evitare incomprensioni e musi lunghi. Alle donne suggerisce di eliminare i giri di parole e dire chiaramente cosa pensano. «Se hanno voglia di far l’amore, inutile buttare lì un: ”Sono stanca, vado a dormire”. Lui non capirà e resterà sprofondato in poltrona a guardare la tv. Mentre una frase più esplicita, tipo ”Andiamo a dormire insieme?”, sortirà di certo effetti migliori». I maschi, da parte loro, dovrebbero evitare i consigli non richiesti. «Le donne, quando espongono un problema, vogliono essere innanzitutto ascoltate. Perciò vanno su tutte le furie se si sentono liquidate con una soluzione sbrigativa». Ma come mai maschi e femmine sono tanto diversi nei comportamenti e nel linguaggio? Gli autori lo spiegano da un punto di vista evolutivo: «Nella preistoria gli uomini cacciavano, le donne stavano nelle grotte. Gli uomini assicuravano protezione, le donne si prendevano cura dei figli e dei compagni. Risultato: i loro corpi e i loro cervelli si sono evoluti in maniera del tutto differente. Il maschio cacciatore, in particolare, ha una vista finalizzata, cioè si concentra su un obiettivo alla volta. La femmina, da sempre dedita a casa, figli, rapporti interpersonali, è più capace d’includere i dettagli laterali». Non solo: uno studio dell’Istituto di psichiatria di Londra sul cervello maschile e femminile dimostra che le donne, sul piano della parola, hanno una capacità tre volte superiore a quella degli uomini: «Ragion per cui - scrivono i Pease - alle donne gli uomini non sembrano mai molto loquaci, mentre le donne, dal punto di vista maschile, sono insopportabili chiacchierone». I due sessi, per capirsi, dovrebbero imparare due lingue: quella maschile e quella femminile. Altrimenti lei si rifugia nelle lacrime per ridurre lo stress e inviare un segnale emotivo; lui dice bugie per farla smettere di piangere e sfuggire al ricatto emotivo. Col risultato che il rapporto va a rotoli (in Italia un matrimonio su cinque si conclude con un divorzio nel giro di sei anni). Ciascuno deve comprendere che certi comportamenti giudicati fastidiosi affondano le loro radici nella preistoria. Perché gli uomini, a piedi o al volante, non chiedono mai informazioni se sbagliano strada? Semplice: «I maschi, per più di centomila anni, sono usciti in cerca di cibo e sono tornati in caverna basandosi sul loro senso d’orientamento. Per un uomo, insomma, ammettere che si è perso vuol dire aver fallito». Ma una cosa che manda in bestia gli uomini è l’abitudine delle signore di assillarli con continue richieste. «Le vessatrici» spiega il libro «si distinguono in vari tipi: l’ossessiva, che ripete la stessa richiesta finché il compito non è assolto; la materna, che si preoccupa eccessivamente; la comparatrice: ”Silvia m’ha detto che Piero ha già pulito il suo barbecue e che domani riceveranno gente. Riuscirai a fare la stessa cosa prima della fine dell’estate?”». Che fare? Il maschio deve comprendere che dietro le continue richieste si nascondono insicurezze e frustrazioni da ammorbidire con la disponibilità al dialogo, con un atteggiamento dolce e comprensivo. Mentre lei, se vuole ottenere qualcosa, invece di aggredire il maschio deve sostituire l’«io» al «tu». Ad esempio: anziché «Tu sei un egoista», «Io mi sento incompresa»; anziché «Torni sempre tardi la sera», «Io vorrei trascorrere più tempo con te». Invece di mettersi sulla difensiva, lui si lascierà andare, e sarà più disponibile. L’incomunicabilità tra uomini e donne è stata analizzata anche da altri autori. In particolare John Gray, ribattezzato il guru della coppia e autore del best seller Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere, racconta volentieri questa parabola: «Tanto tempo fa, i marziani e le venusiane s’incontrarono, si innamorarono e vissero felici insieme perché si rispettavano e accettavano le loro differenze. Poi arrivarono sulla Terra e furono colti da amnesia: si dimenticarono di provenire da pianeti diversi». Ma allora riuscire a capirsi è impossibile? «No. Anzi, può diventare un gioco nel momento in cui si è coscienti delle diversità fra maschio e femmina. Ad esempio provate a dire a una donna: ”Hai l’aria affaticata”. Avrete manifestato interesse e tenerezza. Ma la medesima frase, rivolta a un uomo, può provocare crisi d’identità e depressione, se non addirittura risentimento. E così via, all’infinito. Ma imparando a parlare la lingua del nostro interlocutore il rapporto diviene facile». Cosa fare per rendere felice una donna? Offrirle aiuto prima che lei lo chieda, chiacchierare delle cose che l’affliggono invece che proporre immediatamente una soluzione. La donna, da parte sua, dovrebbe apprezzare le piccole cose che lui fa per lei. Quando lui fa una cosa giusta, lei deve gratificarlo con: «Che buona idea! Come mi fa bene questa cosa!». La psichiatra Donatella Marazziti dell’Università di Pisa aggiunge: «Il cervello maschile è sicuramente diverso da quello femminile. Nessuno dei due è migliore o peggiore dell’altro. Siamo creature complementari». Ma questi manuali sempre più popolari sono davvero la risposta alle incomprensioni della coppia? «No, la capacità di capirsi dipende dalla sensibilità individuale. Il linguaggio che conta è il linguaggio d’alcova, come lo chiamo io. Che non si parla solo a letto ma per tutta la giornata: un linguaggio fatto di sguardi, complicità, piccole attenzioni. Come una margherita colta per lei su un prato, e per lui la possibilità di guardarsi la partita in santa pace senza sentirsi rimproverare: ”Se cadi in trance di fronte a ventidue scemi che rincorrono una palla, vuol dire che non m’ami!”». Roberta Mercuri