Ugo Stornaiolo, Macchina del Tempo, maggio 2003 (n.5), 14 novembre 2003
Sui monumenti delle città i Maya hanno raccontato la loro storia, gli avvenimenti pubblici, guerre e fortune della loro civiltà
Sui monumenti delle città i Maya hanno raccontato la loro storia, gli avvenimenti pubblici, guerre e fortune della loro civiltà. Sulla pietra sono incisi testi di medicina, trattati su piante e animali, carte e descrizioni geografiche. Eppure, fino a 50 anni fa, si pensava che utilizzassero la scrittura solo per registrare dati sulle stagioni, per il calendario e per l’astronomia. Ora invece sappiamo che gli scritti dei Maya sono autentici tesori dell’America precolombiana. I loro testi erano diversi rispetto a quelli degli Aztechi. Più legati al linguaggio orale, con il vantaggio di poter essere letti (una volta conosciute alcune convenzioni ortografiche fondamentali), da persone che parlavano lingue diverse. Gli studiosi fino alla metà del XX secolo hanno continuato a non prendere nota delle iscrizioni sui monumenti, pensando che non servissero ad avere notizie storiche. Solo gli sviluppi nella decodifica dei glifi hanno contribuito ad accrescere la conoscenza di questa civiltà di cui è emersa la storia delle città, dei sovrani che le governarono, delle fortune politiche, delle genealogie, dei matrimoni, delle alleanze, dei conflitti.