Andrea Clerici, Macchina del Tempo, maggio 2003 (n.5), 14 novembre 2003
Con 10.000 metri quadrati di esposizione e 71 vasche, l’Acquario di Genova è il secondo più grande d’Europa, dopo quello di Valencia
Con 10.000 metri quadrati di esposizione e 71 vasche, l’Acquario di Genova è il secondo più grande d’Europa, dopo quello di Valencia. Pagando 12 euro si può viaggiare attraverso i mari del mondo, incontrando 6mila animali: dai coccodrilli del Nilo ai pinguini. Ma come fanno i 250 dipendenti a far funzionare uno zoo così particolare? Per scoprirlo, la ”Macchina del Tempo” ha fatto un viaggio dietro le quinte dell’Acquario, avventurandosi fino a 10 metri sotto il livello del mare. Il viaggio parte dalla cucina, dove tra grandi tavoli d’acciaio, lavandini, bilance, coltelli affilati e celle frigorifere viene preparato il pasto per 600 specie diverse. «Per alcuni di loro, delfini e foche in testa, biologi e veterinari hanno stabilito rigide diete, a seconda delle stagioni e delle condizioni di salute» spiega Stefano Angelini, responsabile del dipartimento didattica. Scopriamo che i delfini sono capaci di mangiare anche cinque-sei volte al giorno, per un consumo di 6-8 kg di pesce, le foche quattro (1-3 kg), i pinguini invece appena due (1-5 etti). E gli squali? «Al contrario di quanto si potrebbe immaginare, non sono così famelici» continua Angelini. «Mangiano più o meno tre volte alla settimana». Quelli che dovessero trovarsi un uomo tra le fauci, potrebbero poi essere sazi per un mese. Ma non ci sarà bisogno di dare uomini in pasto ai tredici squali dell’Acquario visto che per sfamare tutti gli ospiti bastano 150.000 euro l’anno. Spese su cui non gravano i moscerini della frutta di cui si nutrono i colibrì (ospiti inusuali per un acquario): un grammo al giorno, pari a 700 insetti. I dietisti dell’Acquario non fanno mancare nemmeno integratori e vitamine. E sono subito pronti a intervenire se qualcosa va storto. «Come quando sembrava che una cernia si stesse strozzando sotto gli occhi di un gruppo di persone, incollate al vetro della vasca a osservare il povero pesce che si agitava» racconta la veterinaria Claudia Gili. «Un provvidenziale colpo di tosse ha fortunatamente risolto il problema». Avere a che fare con gli abitanti del mare non è proprio come curare un cane o un gatto. «Di molti pesci sappiamo poco o nulla: fare la veterinaria del mare è un mestiere che devi inventarti ogni giorno». Più facile, però, quando si parla di foche o delfini. stata Claudia a far nascere il 22 agosto del 2002 Achille, l’ultimo arrivato nella grande vasca dei tursiopi. Prima nell’Acquario di Genova era nato solo un altro delfino in cattività: stessa mamma, Bonnie, ma figlia femmina, alla quale è stato messo il nome di Cleo. Era il 5 settembre del 1994. Da allora sono stati appesi altri due fiocchi, uno azzurro e uno rosa. «Nel 1999 è nato Giotto, mentre il 12 luglio del 2001 è stato il turno di Penelope, prima foca a venire al mondo con il parto cesareo, un primato che ha permesso di salvare anche la vita di mamma Christianne». Storie da raccontare. Come quella di Cuba, la tartaruga abbandonata davanti all’ingresso dell’Acquario dentro uno scatolone il 17 aprile del 2000 con un breve messaggio: « nata nell’agosto del 1996 e viene da Cuba». Sono solo alcuni degli animali che s’incontrano lungo un percorso che vede tra i protagonisti anche i granchi giganti del Giappone (fino a 4 metri di diametro, zampe comprese), diversi tipi di squali (grigio, toro, sega e zebra), la murena verde, i barracuda, coccodrilli e pinguini. A dividere i visitatori da loro, pareti in acrilico spesse fino a 25 cm (necessarie per sopportare la grande pressione dell’acqua), ma non in tutti i casi: una delle grandi attrazioni dell’Acquario è rappresentata infatti dalla vasca tattile, nella quale adulti e bambini possono infilare liberamente le mani per toccare le razze. Non si può farlo in nessun’altra vasca e così il piccolo visitatore al quale un giorno erano caduti gli occhiali in acqua ha dovuto aspettare l’intervento del personale per riaverli. Inutile dire che nel frattempo c’era un pesce che se ne andava felice in giro con un bel paio di occhiali in bocca. Una disavventura di poco conto se si pensa a tutti gli imprevisti che potrebbero accadere in una struttura del genere. Ma niente paura, a vigilare sulla sicurezza ci sono 19 persone, coordinate da Renzo Fassi. In una stanza situata cinque metri sotto il mare, la vita dell’Acquario va in onda continuamente sui monitor dei computer e loro non tolgono mai lo sguardo da essa, 24 ore su 24 per 365 giorni l’anno. L’Acquario di Genova è a sistemi chiusi. Cosa vuol dire? Vuol dire che non c’è un collegamento diretto con l’acqua dal mare (poco igienico trovandosi in un porto), come avviene per esempio a Montecarlo, ma questa è prelevata, filtrata, ripulita e poi utilizzata. Il tutto attraverso tubi, cisterne e impianti che permettono di cambiare l’acqua delle vasche più piccole anche tutti i giorni e il 1.200.000 litri delle vasche più grandi una volta l’anno. Una schermata per ogni vasca, un click dopo l’altro, dalla sala controllo si può seguire ciò che i visitatori non vedono, si può sapere ciò che i visitatori non sanno. «Per esempio» dice Renzo Fassi «che la vasca con l’acqua più fredda è quella delle foche del mare del Nord, abituate a vivere a 12 °C; le più calde, invece, quelle dei pesci tropicali: circa 26 °C». Considerato il fatto che gli impianti dell’Acquario hanno bisogno di una potenza elettrica pari a quella di circa 500 appartamenti, la somma fa una bolletta da un milione di euro l’anno tra energia e riscaldamento. Colpa anche della foresta pluviale allestita nel 2002 per ospitare dei colibrì destinati a un’altra struttura, ma poi rimasti improvvisamente senza casa. «La foresta (25 °C la temperatura nella sala) è fedele al punto che i colibrì si sono addirittura riprodotti» aggiunge Stefano Angelini. «Segno che l’ambientamento è stato perfetto». E i pesci nuovi arrivati? Il loro impatto e ambientamento avviene nella cosiddetta area curatoriale. «Per abituarsi al cibo, all’illuminazione, alla compagnia e per essere sottoposti alla profilassi antiparassitaria. L’area curatoriale è l’anticamera della vasca espositiva: è il luogo in cui tutti gli ospiti dell’Acquario devono passare al momento del loro arrivo». Nel laboratorio del plancton, tra piccole provette e grandi cilindri viene creato il cibo principe di tante specie di pesci. Nella stessa stanza, anche alcune vasche per la riproduzione delle meduse, le ospiti più piccole dell’Acquario, a partire da cinque millimetri. Se le meduse vengono prodotte - per così dire - in casa, gli altri ospiti da dove arrivano? «Alcuni vengono pescati nel mar Ligure o in Sicilia» spiega Guido Gnone, il coordinatore scientifico, «grazie agli accordi stipulati con i pescatori locali. Altri vengono acquistati, come ad esempio i pesci tropicali. Tutto rigorosamente certificato. Soprattutto nel caso di animali protetti come foche e delfini, sottoposti a un rigido protocollo internazionale, anche se a portare questo tipo di animali nell’Acquario sono quasi esclusivamente gli scambi con altre strutture, come il delfinario di Cattolica». Da loro un delfino può anche essere acquistato: il costo è di 300.000 euro, circa dieci volte di più, per esempio, di uno degli squali sega comprati nel 2002. Ogni anno l’Acquario spende almeno 100.000 euro per l’acquisto di esemplari di pesci. Ma nuovi pesci significano spesso nuove vasche, operazione dietro cui si cela un grande lavoro. Rocce vere e rocce finte, coralli veri e coralli finti, ricreano perfettamente i diversi ambienti nelle vasche dell’Acquario. Nuove vasche significano anche nuovi tubi. Quelli che portano l’acqua a tutte le vasche sono lunghi 160 km. Dieci metri sotto il livello del mare, alla fine del nostro viaggio, ci troviamo davanti uno scenario molto simile all’interno di un sottomarino. Protagonista assoluta è ovviamente l’acqua – sono ben 6,5 milioni i litri utilizzati per riempire tutte le vasche – che deve essere pulitissima.Viene prelevata al largo delle coste liguri, in zone lontane da ogni inquinamento. Un’ulteriore scrematura viene effettuata nelle quattro cisterne situate nel sottosuolo, che filtrano tutta l’acqua in entrata. «L’acqua non deve solo rispondere a criteri di pulizia» spiega Angelini. «Il personale ha tra i compiti più importanti quello di verificare costantemente i parametri relativi alla sua qualità: fisici, come la temperatura, ma anche chimici, come la salinità, il pH, tutti i derivati del ciclo dell’azoto, cloro, ossigeno disciolto e altri». Per far funzionare una vasca non basta riempirla d’acqua. I componenti necessari al funzionamento sono molti: dalle pompe per far circolare l’acqua agli scambiatori di calore per portarla alla temperatura desiderata, ai filtri per purificarla. Il tutto, ovviamente, collegato da centinaia di metri di altri tubi e una miriade di valvole. «E poi» continua Angelini «ci sono i motori diesel necessari a fare funzionare la struttura anche in caso di blackout elettrico. E un sofisticato impianto di smaltimento dei rifiuti». La manutenzione all’Acquario costa 1.200.000 euro l’anno. Per pulire le vasche non è sufficiente infilarsi un paio di guanti. Lo staff dell’Acquario deve indossare anche muta, bombole, maschera e pinne: i vetri delle vasche sono centinaia di metri quadrati di superficie da pulire in immersione, e non solo nelle acque calde delle vasche tropicali, ma anche in quelle gelide delle foche. Nessuno però si azzarda a entrare nella zona riservata ai coccodrilli che così, nonostante il cartello bene in vista con l’immagine di un salvadanaio rosa a forma di porcellino e la scritta «Non siamo maialini», è piena di monetine gettate dai visitatori. Vita da Acquario. Andrea Clerici Notizie utili Orari: 9:30 - 17:30 dal lunedì al sabato (giovedì fino alle 20:30, sabato e festivi fino alle 18:30). Telefono: 010 2345 666 Internet: www.acquario.ge.it