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 2003  novembre 14 Venerdì calendario

Secondo il rapporto dell’Onu anche l’Italia dovrà affrontare un calo demografico che la porterà dagli attuali 57

Secondo il rapporto dell’Onu anche l’Italia dovrà affrontare un calo demografico che la porterà dagli attuali 57.423.000 abitanti a 44.875.000 entro il 2050. L’Onu, peraltro, non considera i possibili flussi migratori: fotografa un Paese in un determinato anno e ne estrapola gli sviluppi. In ogni caso, la previsione di un calo demografico sembra contrastare il fatto che negli ultimi anni si è verificato un piccolo incremento delle nascite. Com’è possibile? Per Antonio Golini, professore di Demografia all’Università La Sapienza di Roma, il maggior numero di figli è un fenomeno passeggero, merito delle donne fra i 30 e i 35 anni che si sono decise solo ora a diventare mamme per paura che sia troppo tardi. Già da quest’anno, quindi, le nascite dovrebbero tornare a calare. «Non credo si possa parlare di inversione di tendenza nel lungo periodo: siamo davanti a un dato congiunturale, a un aumento fittizio. L’incremento è dovuto alla generazione di donne sui 30-35 anni che ha rinviato la maternità per motivi di studio, lavoro e matrimonio. Una categoria più diffusa al Nord, ma conosciuta anche nel resto del Paese. è come se le loro gravidanze si fossero accumulate nel 2001. Ma già da quest’anno ci aspettiamo che le nascite diminuiscano, riportando il saldo demografico nuovamene in negativo». Golini parla dati alla mano: l’età media delle mamme italiane è 29,9 anni, un passo prima della frontiera dei 30 anni. «Se il primo figlio si fa così in là, è difficile che la popolazione possa davvero aumentare», spiega il ricercatore. «Per avere una tendenza positiva nel lungo periodo ogni coppia dovrebbe avere come minimo due figli: quelli che nel ciclo della vita sostituiscono i genitori. Dunque, servono famiglie con tre bambini per bilanciare quelle che ne hanno uno solo o nessuno. Ma il terzo figlio è una razza in via d’estinzione».