Mario Torre, Macchina del Tempo, maggio 2003 (n.5), 14 novembre 2003
«Non modifico le mie idee anche di fronte al rapporto dell’Onu», dice Giovanni Sartori, politologo e docente alla Columbia University, autore del recente libro ”La Terra Scoppia”
«Non modifico le mie idee anche di fronte al rapporto dell’Onu», dice Giovanni Sartori, politologo e docente alla Columbia University, autore del recente libro ”La Terra Scoppia”. «Non bisogna attendere che il pianeta raggiunga gli 8 miliardi previsti dal rapporto dell’Onu per arrivare al collasso: già oggi le condizioni planetarie sono allarmanti», continua. La tecnologia è il miracolo che tiene vivi i 6 miliardi di uomini di oggi e che forse ci consentirà di diventare 8 miliardi tra 50 anni. Ma la tecnologia è un miracolo con tanti effetti collaterali deleteri. Spiega Sartori: «Il nostro habitat sta diventando sempre più inabitabile, e la tecnologia ci ha già fatto imboccare il tunnel dello sviluppo ”non sostenibile”: la natura non è più in grado di provvedere a se stessa, di rigenerarsi e di autoripararsi». Ma c’è una soluzione? Attenti alle false soluzioni. «è vero che gli Stati Uniti consumano in modo sproporzionato, ma è anche vero che se guardiamo ai totali invece che all’inquinamento pro capite, già oggi il mondo occidentale da un lato, e il resto del mondo dall’altro, inquinano l’atmosfera a metà», sostiene Sartori. E la crescita dei Paesi in via di sviluppo (fondata su energia sporca come carbone e petrolio) comporta che i grandi inquinatori dei prossimi decenni saranno la Cina, l’India, l’Indonesia e tutti i Paesi, Africa inclusa, ad alta prolificità. Quindi sostenere che si potrebbe risolvere il problema facendo consumare meno i Paesi ricchi è una falsa soluzione. E allora? «Bisogna capire che il nostro habitat è minacciato dai troppi abitanti, e che esiste un punto di non ritorno ecologico oltre il quale l’uomo distrugge le proprie condizioni di vita», sostiene Sartori. Ma forse è già troppo tardi.