Francesco Cordella, Macchina del Tempo, maggio 2003, n.5, 14 novembre 2003
Per sapere che tempo farà, bisogna prima di tutto sapere che tempo fa. Per questo ci sono i satelliti, che inviano immagini e dati sulle condizioni meteorologiche di tutto il mondo
Per sapere che tempo farà, bisogna prima di tutto sapere che tempo fa. Per questo ci sono i satelliti, che inviano immagini e dati sulle condizioni meteorologiche di tutto il mondo. Ne esistono di due tipi: i geostazionari, che ruotano assieme alla Terra e osservano sempre la stessa area, e i polari, che ogni giorno fanno per 14 volte il giro del pianeta sorvolando porzioni diverse del globo dopo aver attraversato i Poli. Ve li spieghiamo in dettaglio. F Geostazionari. Piazzati a quasi 36.000 km dalla superficie terrestre, seguono i movimenti delle nuvole, misurano la temperatura atmosferica e ogni 30 minuti inviano immagini alle stazioni di rilevamento sulla Terra. Grazie alle fotografie a raggi infrarossi, tengono sotto controllo la situazione anche di notte. Il più famoso è Meteosat-7. Gestito dall’organizzazione intergovernativa europea EumetSat (di cui fanno parte 18 Paesi, tra cui l’Italia), è stato lanciato in orbita il 2 settembre 1997. Copre l’Europa, l’Africa e parte dell’Atlantico. F Polari. Grazie a questi satelliti, che viaggiano a un’altitudine di circa 1.000 km, abbiamo immagini da tutto il pianeta non più vecchie di sei ore: sono più dettagliate di quelle fornite dai geostazionari, ma coprono un’area meno vasta. I loro strumenti misurano la temperatura delle acque e il livello di ozono nell’atmosfera, seguono il movimento delle nuvole, e studiano l’evolversi di fenomeni come il Niño e le eruzioni vulcaniche. I principali sono i cinque gestiti dall’americana National Oceanic and Atmospheric Administration: Noaa 12, 14, 15, 16. Il 24 giugno dell’anno scorso è stato lanciato il Noaa 17, che misura la temperatura atmosferica e controllerà l’effetto serra.