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 2003  novembre 14 Venerdì calendario

Sarà un’estate pazza, quella del 2003, sull’Italia e l’area mediterranea? La ”Macchina del tempo” ha interpellato in esclusiva gli esperti dei maggiori centri meteorologici europei

Sarà un’estate pazza, quella del 2003, sull’Italia e l’area mediterranea? La ”Macchina del tempo” ha interpellato in esclusiva gli esperti dei maggiori centri meteorologici europei. Cominciamo con una certezza: sarà decisamente migliore di quella dell’anno scorso, che ha battuto tutti i record negativi da 50 anni a questa parte. Ma le piogge non mancheranno, come lascia intendere Jens Hesselbjerg Christensen, senior advisor del centro di ricerca dell’Istituto Meteorologico danese, uno dei responsabili di un progetto europeo con un nome quantomai azzeccato in materia di previsioni del tempo a lungo termine: ”Prudence”, prudenza. Gli ultimi risultati dei suoi studi sono apparsi anche su ”Nature” di febbraio con un titolo che non lascia spazio a dubbi: «Grandi alluvioni estive arrivano in Europa». Spiegazione: «Le estati saranno più asciutte, pioverà meno frequentemente, ma con maggiore intensità. Insomma, cascherà una maggiore quantità di acqua». Christensen, però, precisa subito di non essere un indovino e di non aver nessuna voglia di sfidare la natura: «Le nostre conclusioni riguardano uno scenario a lungo termine e indicano quello che potrebbe accadere di qui a 70 anni a causa del riscaldamento globale dovuto all’effetto serra». Come funziona l’effetto serra? Le deforestazioni e le emissioni dei combustibili creano nell’atmosfera una cappa che impedisce di scaricarsi all’energia che si accumula. Così questa energia si scarica sotto forma di tempeste e cicloni. Per prevedere come sarà l’estate, uno dei modi è rivolgersi al passato: «Da trent’anni a questa parte la temperatura delle estati europee è aumentata di 1-2 °C. Ciò fa pensare che anche l’estate prossima sarà più calda del solito». Difficile dire di preciso che temperature avremo, ma probabilmente, in Italia, la media delle massime sarà superiore ai 29.2 °C dell’estate 2001 (escludiamo l’irripetibile estate 2002). «Visto proprio quello è successo l’anno scorso, comunque, non è escluso che possa esserci qualche nubifragio», fa notare Christensen che, però, a questo punto si ferma. E sottolinea che è impossibile essere più dettagliati e specificare dove batterà il sole e dove pioverà: «Potrebbe anche succedere il contrario di quello che ho appena detto, in questo campo non esistono certezze». Stiamo, infatti, parlando del clima, non del tempo. Che differenza c’è? Lo chiariscono, con una battuta fulminante, gli studiosi dell’International Research Institute (Iri) for Climate Prediction, che fa parte della Columbia University, in Usa: «Il clima è quello che ti aspetti, il tempo è quello che ti becchi». E spesso il secondo smentisce il primo. Definizioni a parte, gli esperti dell’Iri preparano previsioni stagionali a raffica e, tra queste, ce n’è anche una che fa al caso nostro. Riguarda l’Europa e indica che, nella seconda metà dell’estate (da metà agosto in poi), la temperatura sarà più bassa del solito nel Sud Italia e nell’area balcanica: dunque, non dovrebbe andare spesso oltre i 30°. E le piogge? Secondo l’istituto statunitense - che basa i suoi calcoli soprattutto sulla temperatura degli Oceani - le precipitazioni da giugno a settembre saranno nella media. Ma, tanto per chiarire che siamo nel campo della sperimentazione (e quindi del probabile), i meteorologi dell’Iri mettono a disposizione le previsioni degli ultimi sei anni: è facile, perciò, scoprire se avevano azzeccato. Prendiamo quella per l’estate scorsa elaborata nell’aprile 2002: «Precipitazioni sopra la norma nel nord Europa». Sì, avevano visto giusto, senza comunque fornire dettagli. Nessuno, però, ci avrebbe scommesso un centesimo. Il problema, infatti, è proprio questo: che senso ha prevedere il futuro se non possiamo investirci sopra? E, per esempio, organizzare con largo anticipo non solo una vacanza, ma anche le difese contro un evento catastrofico? Soltanto grazie a questi esperimenti nel giro di qualche anno potremo avere indicazioni sempre più precise. Lo conferma il dottor Richard Graham, che si occupa di previsioni stagionali per il prestigioso Meteorological Office britannico e ci parla del progetto europeo Demetra (sigla che sta per Sviluppo di un sistema per previsioni stagionali interannuali di un multimo dello europeo): «L’obiettivo è unire le forze e usare i migliori modelli informatici d’Europa per creare un unico sistema di previsione». Anche l’Italia è coinvolta e Silvio Gualdi, ricercatore all’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia e responsabile di Demetra per il nostro Paese, spegne gli entusiasmi di chi crede che, nel giro di poco tempo, si possa arrivare a buoni risultati: «Siamo ancora nella fase sperimentale, ci vorrà ancora molto prima di mettere a punto una previsione stagionale con alte percentuali di affidabilità». Il Meteorological Office, comunque, prepara previsioni di questo tipo e il dottor Graham è in grado di dirci qualcosa sulla prossima estate: «Dovrebbe essere piuttosto asciutta, addirittura più asciutta del solito, anche in Italia, ma soprattutto nei Paesi a sudest del bacino mediterraneo. La temperatura dovrebbe risultare più alta della media in particolare nei Balcani e nella Spagna del Sud: è proprio in queste zone che dobbiamo aspettarci le ondate di caldo maggiori». è possibile che, in Europa, si verifichino eventi eccezionali come quelli dell’anno scorso? «Difficile rispondere, ma allarghiamo il campo delle probabilità e diciamo che la bilancia pende leggermente dalla parte dell’asciutto, non da quella del bagnato...». Per arrivare a previsioni così a lunga scadenza, gli esperti del Meteorological Office inseriscono, nel megacomputer del centro meteorologico europeo di Reading (occupa una sala di 200 mq e può fare 800 miliardi di operazioni al secondo), un modello informatico ricco di dati sullo stato dell’atmosfera, ma anche degli Oceani (la cui temperatura superficiale può essere prevista, con buone probabilità, fino a sei mesi). Il modello viene poi fatto girare al computer per 40 volte, ogni volta con qualche piccola variazione per simulare gli imprevisti della natura. Questo sistema ha un nome bilingue, ”Ensemble Forecast”, dà risultati per grandi aree (non può dirci, ad esempio, se di qui a tre mesi ci sarà il sole a Bergamo o a Catania) ed è basato su una filosofia probabilistica: «è quello impiegato dal progetto Demetra» spiega Graham. «L’obiettivo è far girare otto diversi modelli per ridurre il margine d’errore e arrivare a prevedere non solo le condizioni climatiche in generale, ma perfino gli eventi estremi». Il che è particolarmente difficile per l’Europa. «Proprio così» conferma il colonnello Massimo Capaldo, direttore del Centro nazionale di meteorologia e climatologia aeronautica. «è più facile fare una previsione stagionale per le aree tropicali, in cui l’influenza degli Oceani è maggiore: la temperatura superficiale del mare, infatti, è un parametro fondamentale perché il mare fornisce energia alle perturbazioni». E infatti sull’estate 2003 il colonnello non si sbilancia: «Le sfere di cristallo non sono ancora arrivate e non ci piacciono i salti nel buio dell’inconoscibile». Preferisce farci visitare gli uffici del centro di Pratica di Mare (Roma), dove le pareti sono tappezzate di mappe e i computer restano accesi 24 ore su 24: «Noi prepariamo previsioni fino a una settimana e, fino a quattro giorni, c’è un’affidabilità del 70-80 per cento, ovvero la stessa percentuale che, vent’anni fa, valeva per le previsioni fino a 24 ore». Di progressi, dunque, ne sono stati fatti, anche se Guido Caroselli, meteorologo della Rai, frena: «Negli anni Ottanta pensavamo di fare passi da gigante, ma ci sono stati buoni sviluppi solo per le previsioni a breve termine, fino a 3-4 giorni. Sono limiti difficili da superare». D’altronde, per una previsione a lungo termine, bisogna prendere in considerazione un’infinità di dati e il computer deve poi simulare uno scenario: in teoria, gli si potrebbe anche chiedere d’indicarci che tempo farà il 15 agosto del 2010, ma il risultato servirebbe, al massimo, ad animare una spensierata conversazione sul clima durante un viaggio in treno. L’incertezza è data dai limiti della fisica atmosferica, dalle informazioni, accurate ma non sempre perfette, inviate dai centri di rilevamento, e dagli errori di calcolo dei computer che devono elaborare modelli molto complessi. Gli impulsi a migliorare, comunque, arrivano da tutti i settori: turismo, agricoltura, medicina, sport (basta pensare alla Formula Uno e all’importanza di sapere se il circuito sarà asciutto o bagnato). Il progetto Demetra serve anche a studiare i benefici che potrebbero arrivare da previsioni climatiche a lungo termine. Benefici che riguardano perfino gli scambi di Borsa, stando almeno a uno studio piuttosto originale (una trentina di pagine di testo, tabelle ed equazioni) realizzato da due docenti di finanza americani, Tyler Shumway (università del Michigan) e David Hirshleifer (Fisher College of Business, Ohio). «Il sole dà un impulso positivo ai mercati finanziari», spiega Shumway alla ”Macchina del Tempo”. Poi, imbastisce un sillogismo per illustrare le sue ragioni: «Se le condizioni del tempo influiscono sull’umore dei broker e l’umore aiuta i broker a fare affari migliori, il risultato è che le condizioni del tempo influiscono sul buon andamento degli scambi finanziari». Messa così, sembra non fare una piega, al punto che Shumway precisa: «Molti operatori di Borsa credono pienamente nel risultato della nostra ricerca. Ovviamente ci sono anche gli scettici». Comunque, è enorme il numero di persone interessate e disposte a pagare per previsioni a lungo termine molto accurate. «Le richieste arrivano di continuo», conferma Kai Biermann, del Deutscher Wetterdienst (il servizio meteorologico tedesco), che usa soprattutto i modelli britannici e li fa girare con i dati inviati da 103 stazioni meteorologiche selezionate in diverse parti del mondo. «Confrontiamo le previsioni dei centri europei» continua Biermann. «E abbiamo scoperto che, ormai, quelle trimestrali hanno quasi la stessa affidabilità di quelle mensili». Per la ”Macchina del Tempo”, l’istituto tedesco ha preparato una previsione delle temperature di giugno e luglio in Italia. A Milano, avremo, in media, 21,7 °C a giugno e 24,1 a luglio. A Roma, 22,1 (giugno) e 24,7 (luglio), mentre a Palermo 22,2 (giugno) e 24,8 (luglio). «Nessuna particolare sorpresa» spiega Biermann. «Sono temperature assolutamente nella media: al momento, dunque, possiamo dire che avremo un’estate del tutto normale». Ma passiamo a una previsione tutta italiana, quella del colonnello Mario Giuliacci, meteorologo di Mediaset e direttore del Centro Epson Meteo di Milano. Anche lui, come il collega danese, per parlare della stagione che verrà torna prima indietro nel tempo. «Il metodo» racconta «è quello climatico statistico. E cioè: osserviamo le ultime 20 estati e individuiamo un trend, una tendenza che si è ripetuta nel corso degli anni. Così, scopriamo che abbiamo avuto estati sempre più calde, soprattutto negli ultimi dieci anni, ma anche piuttosto variabili. Estati pazze, insomma. Aspettiamoci, dunque, un mese di giugno con un’intensa ondata di caldo e con poche piogge. A luglio e agosto le ondate di caldo saranno più frequenti e, tra l’una e l’altra, potrà esserci qualche violento temporale in più rispetto al passato, soprattutto nel zone umide ricche di aria fresca, come la pianura padana e la Toscana». Nessuno, però, nemmeno il cervellone elettronico del centro di Reading, è in grado d’indicarci la settimana giusta per andare al mare. Qualche altro indizio, comunque, può arrivare dalla vacanza prenotata dal dottor Graham del Meteorological Office: «Se volete proprio saperlo, io vado in Scozia. Però, giuro, non ho la più pallida idea di che tempo farà». Francesco Cordella