Macchina del Tempo, maggio 2003 (n.5), 14 novembre 2003
I cognomi e Venezia Alcune considerazioni sull’articolo Da dove arrivano i cognomi italiani (Marzo 2003)
I cognomi e Venezia Alcune considerazioni sull’articolo Da dove arrivano i cognomi italiani (Marzo 2003). è aleatorio sostenere che i cognomi nacquero a Venezia attorno all’anno Mille, perché in tutte le regioni d’Italia, negli atti notarili, s’individuavano precise caratteristiche di ogni persona. Da qui poi nacquero i cognomi. Nel 1365 giunse in Friuli come Patriarca, su designazione papale concordata con l’impero, Marquardo di Randeck, prete e giurista tedesco, che portò con sé un figlio con lo stesso nome. Quest’ultimo impose a Nicolutto, parroco in solidum per tutta la seconda metà del Trecento, l’obbligo di registrare i nuovi nati. Il registro battesimale iniziò ufficialmente il 3 marzo del 1379 con «Tommasina figlia di Ludovico di Altaneto, battezzata dal presbiterio Nicolutto». Da allora i gemonesi registrarono i battezzati e i registri sono tuttora conservati nell’archivio parrocchiale. Franco Londero - Artegna (Ud) Risponde l’autore dell’articolo, Vito Tartamella, esperto di onomastica. «Ringraziamo l’attento lettore per la lunga lettera, che abbiamo dovuto riassumere per esigenze di spazio. Rispondo subito alle obiezioni. La data e il luogo di nascita del cognome (intorno all’anno Mille a Venezia) sono le più accreditate fra gli studiosi del settore. Nessuno nega, tuttavia, che le radici del cognome siano ben più antiche (l’abbiamo scritto nell’articolo, citando antichi Greci e Romani) e non necessariamente radicate a Venezia. Il primato della città è dovuto al fatto che fu una delle prime a reggersi da sé. Anzi, alcuni documenti dell’anno 819 mostrano già che molti veneziani a quell’epoca portavano un secondo appellativo oltre al nome. Ma è solo intorno al Mille che questa consuetudine diventa generalizzata e sistematica. E solo nel 1200 si raggiunge l’assetto tipico formato da nome, cognome e soprannome (anch’esso ereditario). Interessante l’episodio di Marquardo di Randeck, ma solo dal Concilio di Trento (1563) diventò un obbligo la tenuta dei registri parrocchiali dei battesimi».