Varie, 13 novembre 2003
BOZZETTO
BOZZETTO Bruno Milano 3 marzo 1938. Animatore. «Certamente l’autore italiano più noto nel mondo del cinema d’animazione, regista di un gruppo di brevi film comici di grande fascino visivo e di non poca forza satirica, e di tre lungometraggi a disegni animati, che compongono una sorta di trilogia ”antidisneyana”, realizzata tuttavia da un artista che di Disney è sempre stato un grande ammiratore. [...] E se i suoi film più noti, da West and soda (1965), che prende in giro il western all’italiana, a Vip, mio fratello superuomo» (1968), che è una satira di Superman, a Allegro non troppo (1977), che invece è un omaggio a Fantasia di Walt Disney ma anche una sua parodia, sono opere di ampio respiro, che mescolano i vari aspetti della sua poetica con un linguaggio semplice e immediato, un disegno originale, un ritmo vivace, una spettacolarità che possiamo definire solare; i suoi film brevi, i cortometraggi, affrontano le situazioni più normali della vita quotidiana con sottile umorismo, a volte anche con un pizzico di cattiveria, laddove banalità, ottusità, mentalità retriva ne offrono il destro. Si pensi alla serie delle avventure del Signor Rossi, simbolo della mediocrità piccolo borghese, facilmente criticabile e tuttavia visto e rappresentato con affetto, quasi con amore. Ma si pensi soprattutto a qualche film isolato come Alfa omega (1961), I due castelli (1963), Una vita in scatola (1967), Ego (1969), Sottaceti (1971), sino allo straordinario Opera (1973), realizzato in collaborazione con Guido Manuli, a Striptease (1977), a Mister Tao (1989), a Cavallette (1990) e a molti altri. Sono tutti capitoli di un romanzo visivo sull’uomo nella società contemporanea alle prese con la difficoltà del vivere o con la banalità del quotidiano. E si pensi anche ai piccoli film che Bozzetto è venuto componendo in questi ultimi anni, con tecniche sempre più semplici, elementari, utilizzando le possibilità espressive che il computer e le più moderne tecnologie elettroniche gli forniscono. Per tacere del suo unico film non d’animazione, Sotto il ristorante cinese (1987), forse non del tutto riuscito, ma indicativo di una curiosità verso tutte le forme del cinema, che può essere considerata uno degli aspetti più singolari della sua personalità d’artista» (Gianni Rondolino, ”La Stampa” 2/12/2004). «Straordinario artigiano della creatività [...] a vent’anni, con una tavola da stiro e una cinepresa, girò in sedici millimetri il cortometraggio Tapum! che fu presentato a Cannes. [...] ”Mi considero un grande dilettante, per tutta la vita, appena imparavo qualcosa, passavo ad altro: disegni, fumetti, sigle, Caroselli, cortometraggi, film. Alla base c’è sempre stato il desiderio di raccontare storie, partendo dall’uomo, l’oggetto delle mie riflessioni. Mi sento un cantastorie. [...] Nel disegno sono sempre stato un brocchetto, so fare bene i personaggi grotteschi, li so muovere, mi viene istintivo, parto da loro e comincio a ragionare. Il computer mi ha riportato alle origini: lavoro da solo e mi aiuta a stilizzare, io adoro la sintesi. [...] Mi sono appropriato della definizione di un bambino: ”il disegno è un’idea con intorno una linea’. Per me prima c’è l’idea e poi viene la linea, purtroppo adesso col computer i giovani mettono prima la linea e poi cercano l’idea, ma trovarla non è facile. [...] Una delle cose che più mi affascina è il rapporto tra l’uomo e la natura. Prendo spunto dai libri di Desmond Morris e di Konrad Lorenz, letture che mi aprono gli occhi. Ma anche osservando la realtà quotidiana. [...] Uso poco i dialoghi, lavoro sulla mimica, sulla situazione. [...] Sono affascinato dalla creazione del mondo: se la dovessimo rappresentare sul quadrante dell’orologio l’uomo apparirebbe negli ultimi due secondi. Non è incredibile quante cose ha fatto in così poco tempo? [...] I film sono faticosi, devono chiedere conto di troppi fattori, richiedono compromessi; il cortometraggio invece non vincola a nessuno stile; puoi sceglierlo in base alla storia che racconti, e così anche la grafica. Il corto è un lavoro solitario, mi dà una liberta assoluta: mi alzo, ho l’idea più strampalata e la realizzo. Poi vado dal mio amico Roberto Frattini, col quale lavoro da dodici anni: lui crea la musica e vedo il film spiccare il volo [...]» (Brunella Schisa, ”Il Venerdì” 23/5/2003). «Indiscusso maestro del cinema d’animazione [...] che ha saputo coniugare al meglio divertimento e lettura critica della realtà [...] padre nobile del cartoon nazionale in tutti i suoi ambiti, dalla pubblicità alla scienza divulgata (con Piero Angela), dalla satira di costume - un’istituzione il suo Sig. Rossi, l’omino coi baffetti - al lungometraggio. Soprattutto in questo ambito ha rappresentato una sponda nazionale ed europea credibile, né schiacciata dall’egemonia Disney (satiricamente punzecchiata in alcuni suoi corti realizzati con Guido Manuli), né tanto meno appiattita sul suo modello. A partire dal primo cartone lungo di Bozzetto del 1965, quel West and Soda che aprì la strada ad altri quali Pino Zac (Il cavaliere inesistente) ed i fratelli Gavioli (Putiferio va alla guerra): western umoristico che, pur datato, mostra tutti i segni originali dell’animatore milanese. Autonomia meglio sviluppata nel 1968 con Vip, mio fratello superuomo, parodia di genere antesignano del pixariano The incredibles, ma in diretta sensibilità con i fermenti culturali e sociali dell’epoca. Un altro superman che s’impigliava nei tanti risvolti terra terra della società dei consumi, visto con quel divertito occhio clinico di chi poteva non sentirsi ancora troppo inglobato. E mentre la rutilante società italiana si animava nelle piazze e anche nelle istituzioni, di Bruno Bozzetto sul grande schermo non si vedeva altro se non nei cineclub e nei festival. Ma lavorando con lentezza non manca l’appuntamento con l’altro anno epigono e in movimento nel 1977 lanciò i disegni di Allegro, non troppo, indubbiamente l’apice della sua produzione di lungometraggi. Infatti dopo non ne ha fatti altri, passando il testimone ad altri (Lanterna Magica, D’Alò, Cingoli). Esplicitamente ispirato a Fantasia di Disney, con gli interventi caratterizzanti di raccordo di Maurizio Nichetti, grande amico dell’animazione e collaboratore di Bozzetto, Allegro, non troppo realizza una felice alchimia fra musica classica e episodi animati. Bozzetto ha lasciato con quest’opera un’impronta poeticamente provocante sulla cinematografia nazionale, con indimenticabili interpretazioni visive del Bolero di Ravel e del Pomeriggio di un fauno di Debussy» (Thomas Martinelli, ”il manifesto” 28/11/2004).