Fabio Bianchi, ཿLa Gazzetta dello Sport 11/11/2003;, 11 novembre 2003
I brasiliani sono convinti che sui rapinatori della Coppa Rimet (conquistata definitivamente nel 1970, fu trafugata dalla sede della locale federcalcio il 19 dicembre 1983) incomba una maledizione: Francisco José Rocha, detto Chico Barbudo, ex detective, fu assassinato nel 1989 in un bar di Santo Cristo (lo stesso dove era stato ideato il colpo); José Carlos Hernandez, proprietario di un negozio d’argenteria, nonostante sia molto malato è ancora in carcere (il padre morì anni fa per la vergogna); Sergio Pereira Ayres, detto Peralta, l’impiegato di banca che organizzò la rapina, è morto d’infarto pochi giorni fa, solo e in miseria; unico a passarsela un po’ meglio Luis Rivera, detto Luiz Bigode (baffuto), decoratore attualmente in libertà condizionata
I brasiliani sono convinti che sui rapinatori della Coppa Rimet (conquistata definitivamente nel 1970, fu trafugata dalla sede della locale federcalcio il 19 dicembre 1983) incomba una maledizione: Francisco José Rocha, detto Chico Barbudo, ex detective, fu assassinato nel 1989 in un bar di Santo Cristo (lo stesso dove era stato ideato il colpo); José Carlos Hernandez, proprietario di un negozio d’argenteria, nonostante sia molto malato è ancora in carcere (il padre morì anni fa per la vergogna); Sergio Pereira Ayres, detto Peralta, l’impiegato di banca che organizzò la rapina, è morto d’infarto pochi giorni fa, solo e in miseria; unico a passarsela un po’ meglio Luis Rivera, detto Luiz Bigode (baffuto), decoratore attualmente in libertà condizionata. La coppa fruttò alla banda solo 15mila dollari: un chilo e 800 grammi d’oro, fu fusa in lingotti nel laboratorio di Hernandez (poiché aveva un fornellino da 250 grammi, la dovettero prima tagliare a fette, in tutto l’operazione richiese 7 ore).