Enzo Colimoro Macchina del Tempo, luglio 2003 (n.7), 10 novembre 2003
Dai più ritenuta un’invenzione di questo secolo, figlio legittimo della moderna industria della comunicazione, in realtà le origini del fax risalgono alla seconda metà del 1800
Dai più ritenuta un’invenzione di questo secolo, figlio legittimo della moderna industria della comunicazione, in realtà le origini del fax risalgono alla seconda metà del 1800. A realizzare il primo fax, infatti, è l’italiano Giovanni Caselli (Siena 1815- Firenze 1891), diacono e professore di fisica emigrato in Francia che, stanco dei tempi impiegati dai corrieri postali per il recapito delle missive, il 2 giugno 1856 presenta ufficialmente il ”pantelegrafo”, il telegrafo universale, considerato il progenitore degli attuali fax. Il pantelegrafo di Caselli, un complesso e ingombrante apparecchio alto ben due metri, realizzato elaborando gli studi dell’inventore scozzese Alexander Bain (che il 27 maggio 1843 aveva depositato il brevetto di una macchina, innovativa ma poco pratica, capace di inviare immagini lungo un cavo telegrafico), consente di inviare copie di documenti cartacei a distanza secondo un metodo elettrochimico: il disegno o il messaggio da trasmettere è scritto su una piastra di rame sulla quale una punta metallica, connessa a un pendolo e a un telegrafo Morse, compiendo un va-e-vieni, analizza punto per punto il documento. L’immagine è così sottoposta a scansione e viene trasmessa attraverso la linea telegrafica con i codici morse. All’arrivo un sistema analogo la ricompone grazie a una puntina metallica che, esplorando un foglio trattato chimicamente, annerisce la carta secondo il segnale ricevuto. Il successo del pantelegrafo è immediato ed entusiasma, tra gli altri, sia il fisico francese Léon Foucault - che aiuta Caselli a reperire fondi per il proseguimento delle sue ricerche - sia il musicista Gioachino Rossini che il 22 gennaio 1860 trasmette con questo apparecchio da Parigi una pagina di un suo spartito.