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 2003  novembre 08 Sabato calendario

Intervista a Dario Fo: «Il tratto principale del suo carattere. La costanza e la coerenza. La qualità che preferisce in un uomo? La generosità e la modestia, due cose che vanno a braccetto

Intervista a Dario Fo: «Il tratto principale del suo carattere. La costanza e la coerenza. La qualità che preferisce in un uomo? La generosità e la modestia, due cose che vanno a braccetto. E in una donna? Il fascino, che non è la bellezza, ma comprende il sapersi muovere, la voce, la parola, l’intelligenza. Ecco: fascino e intelligenza. Il suo principale difetto. La "sforaggiataggine" è una parola lombarda: significa il disordine, il casino. Sono uno pieno di dimenticanze e di approssimazioni. Il suo sogno di felicità. Quello che ho. Sono arrivato dove desideravo e non pretendo di più. Poi cerco nuovi stimoli alla creatività, ma questo è un altro discorso. Il momento della sua vita in cui è stato più felice. Difficile scegliere. Però se penso alla prima volta che con Franca ho messo piede sul palcoscenico... La sua paura maggiore? Quella che ho vissuto durante i bombardamenti a Milano, quando fu colpita l’Accademia di Brera e io uscii a fatica dai sotterranei. Vidi gente sanguinante e morti. Che cosa possiede di più caro? Franca. La disgrazia più grande? la morte. O meglio, non vivere più. Mio nonno diceva: non penso che mi dispiaccia morire, ma non vivere più. Che cosa vorrebbe essere? Quello che sono. Il luogo in cui vorrebbe vivere? Mi è andata bene, anche se Milano ormai è una città orribilmente deturpata. Il suo colore preferito? L’arancione. L’animale preferito? Il cavallo. L’autore in prosa che ama di più? Due: Maupassant e Diderot. Il poeta? Dante, sempre di più. Il suo personaggio della finzione? Pinocchio. La sua eroina della finzione? Pinocchietta non sarebbe male. Il pittore preferito? Caravaggio. Il suo film? Ladri di biciclette. Lo spettacolo naturale più impressionante? Vedere l’eruzione dell’Etna. C’era una tempesta. Il cielo buttava acqua, la terra buttava fuoco. Lo spettacolo teatrale più emozionante? Il Galileo di Brecht messo in scena da Strehler. E poi l’Arlecchino interpretato da Moretti. Sempre Strehler. Gli attori più amati? Eduardo, Benassi e Buazzelli. Il primo ricordo d’infanzia? Vivevamo sul lago, al confine con la Svizzera. Ci raccontavano che di là le case avevano i tetti di cioccolata. Un giorno andammo. Ci dissero che le autorità avevano ordinato di mettere le tegole perché i bambini avevano tutti mal di pancia. Gioco preferito da bambino? La lippa, una specie di beach volley lombardo. Come vorrebbe morire? Ho sempre pensato in teatro. Tante volte si sta male ma si va ugualmente in palcoscenico... purtroppo non possiamo scegliere, a meno di un suicido. Il suo motto preferito. L’importanza di essere onesto.