Ottavio Repetti Macchina del Tempo, luglio 2003 (n.7), 10 novembre 2003
è nato prima il bus o l’auto? Parlando di ibridi, come pure d’idrogeno, il trasporto pubblico arriva prima di quello privato
è nato prima il bus o l’auto? Parlando di ibridi, come pure d’idrogeno, il trasporto pubblico arriva prima di quello privato. E questo per un motivo fondamentale: le dimensioni. Se condensare un numero sufficiente di batterie sotto il bagagliaio di un’auto è infatti assai difficile, a meno di non usare quelle, costosissime, al litio, per un autobus il problema non si pone, visto che di spazio ce n’è da vendere. Ecco perché i bus ibridi sono già una realtà consolidata in diverse parti del mondo, Italia compresa. Basta guardare ai dati di immatricolazione: dal ’99 al 2002 gli ibridi hanno quasi raddoppiato la loro presenza, passando dal 2,8 al 4,6% dei mezzi in circolazione Negli Usa, ad esempio, la New Flyer ha da poco lanciato il Try-met (nella foto) e il DE40LF, ibrido gasolio-elettrico con motori in parallelo, consumi ridotti del 20% ed emissioni di ossidi d’azoto e polveri sottili inferiori a qualsiasi mezzo convenzionale, anche a metano. La Chrysler, dal canto suo, ha creato il bus Citaro, commercializzato in Italia dalla Evobus. Si tratta di un ibrido già in servizio in diversi Stati europei. Anche Toyota guarda al mercato del trasporto cittadino con il Coaster Hybrid. La Fiat non è rimasta a guardare e accanto ai bus a metano ed elettrici ha lanciato l’Irisbus ibrido, che fuori città si muove grazie al motore diesel, ma quando arriva in centro viaggia con il motore elettrico. Ne sono già stati venduti 90, a 23 città diverse.