Colonnello Giuliacci, Macchina del Tempo, giugno 2003 (n.6), 8 novembre 2003
Il buco di ozono Intorno a 20-50 km l’atmosfera contiene molto ozono perché qui l’aria è abbastanza densa da facilitare le collisioni tra gli ultravioletti di media energia (UVB) e l’ossigeno molecolare (O2), il quale così si disintegra in due atomi di ossigeno (O)
Il buco di ozono Intorno a 20-50 km l’atmosfera contiene molto ozono perché qui l’aria è abbastanza densa da facilitare le collisioni tra gli ultravioletti di media energia (UVB) e l’ossigeno molecolare (O2), il quale così si disintegra in due atomi di ossigeno (O). L’ossigeno atomico si unisce prima o poi a una molecola O2, trasformandosi appunto in ozono (O3). Ma gli UV più energetici (UVC) dissociano il neonato O3 in O2 + O. L’atomo O così liberato si combina con una molecola O2, rigenerando l’O3 e così via. Se le molecole O3 create eguagliassero quelle dissociate, la concentrazione di O3 non varierebbe. In realtà l’immissione in atmosfera, nell’ultimo trentennio, di grandi quantità di clorofluorocarburi (CFC), ha assottigliato lo strato di ozono, soprattutto sopra l’Antartico, un fenomeno noto come buco di ozono. Il buco di ozono non è la causa del recente aumento di eventi estremi (uragani, tornado, trombe d’aria, nubifragi, alluvioni), ma desta comunque apprensione perché la riduzione dell’O3, l’”ombrello della vita”, fa sì che la biosfera venga bombardata da una maggiore quantità di UVB e UVC, molto nocivi perché alterano il DNA delle cellule.