Fabrizio Ardito, Isabella Vergara, Macchina del Tempo, giugno 2003 (n.6), 8 novembre 2003
Silenzioso e oscuro. Ma basta una luce fioca per renderlo scintillante. Il mondo delle grotte si sviluppa senza confini nel cuore delle montagne italiane
Silenzioso e oscuro. Ma basta una luce fioca per renderlo scintillante. Il mondo delle grotte si sviluppa senza confini nel cuore delle montagne italiane. Decine di migliaia di cavità grandi e piccole si aprono dalle quote più alte delle Alpi Marittime alle coste pugliesi. L’Italia, infatti, è una delle nazioni più ricche di grotte, per la gioia dell’esigua pattuglia degli speleologi italiani: circa un migliaio. Le grotte si formano nella roccia calcarea, prodotta dai resti depositati sul fondo di antiche lagune di miliardi di piccoli organismi marini. Una volta che il calcare è faticosamente emerso dal mare e ha dato origine alle montagne, le stesse forze che l’hanno innalzato lo piegano e creano nella massa rocciosa le fratture che poi l’acqua allargherà e scioglierà fino a creare gli ambienti del mondo sotterraneo. l’acqua, infatti, a cerare le grotte, con i suoi fiumi e le sue rapide che, ogni tanto, si placano dando vita a laghetti tranquilli. Vi porteremo nelle più spettacolari grotte del nostro Paese. Imperdibile il regno sotterraneo dell’altopiano carsico, diviso tra Italia e Slovenia: qui il fiume Timavo (Reka in sloveno) scompare ripetutamente nel sottosuolo e, a un passo dal borgo di San Canziano, ha creato uno spettacolo d’eccezione. Il Reka sprofonda, poi riemerge al fondo di un’enorme voragine, che attraversa con cascate a malapena illuminate dalla luce del giorno, per poi gettarsi nelle grandi grotte di San Canziano (1, nella cartina a pagina 148), dichiarate patrimonio dell’umanità dall’Unesco (Skocjanske Jame, tel. 00386 5 7632840, www.sigov.si/parkskj). « una vera epopea quella dell’esplorazione del Timavo sotterraneo» scrisse lo speleologo francese Martel nel suo libro ”Les Abîmes ” del 1894. «Per percorrere 2.100 metri sono stati necessari 53 anni di esplorazioni». Il percorso comporta l’attraversamento di un ponte sospeso sopra uno dei canyon sotterranei più imponenti del mondo. Se qui la furia dell’acqua è impressionante, nelle Grotte di Postumia (2) (Postojnska Jama, tel. 00386 5 7000100, www.postojnska-jama.si) l’atmosfera è tranquilla. Siamo in una delle grotte turistiche più antiche e conosciute del mondo: l’ambiente è stato modellato, in 150 anni di visite, fino a coincidere con un’immagine tutta ottocentesca della natura selvaggia. Non è un caso che la visita delle Grotte di Postumia, nell’epoca d’oro dei viaggi di lusso sulle carrozze dorate dell’Orient Express, fosse una delle escursioni preferite dai viaggiatori diretti verso Istanbul e l’Oriente. Prigioniero in piccole vasche, o libero nelle acque oscure e lontane dallo sferragliare del trenino carico di turisti, il più famoso abitante delle grotte è un piccolo anfibio cavernicolo, il proteo, dall’aspetto talmente alieno e curioso da essere stato etichettato senza appello col nome di «cucciolo di drago». Alla fine del percorso, arroccato all’interno di una grotta gigantesca come un gufo nella sua tana, Castel Lueghi (Predjamski Grad, tel. 00386 5 7516015). Il calcare, se portato per lungo tempo ad alte temperature, si trasforma in una roccia molto più cristallina e famosa: il marmo. Alle spalle della costa della Versilia, anche in estate, le Alpi Apuane sembrano coperte di neve. Ma in realtà le chiazze bianche sono il risultato di secoli di lavoro dell’uomo nelle cave. Sulle stesse montagne su cui Michelangelo e Canova andavano a scegliere il marmo arabescato o cipollino per i loro capolavori, lo scorrere dell’acqua ha dato vita a una serie di grotte enormi, tra cui l’Antro del Corchia (3), che con i suoi 50 km di sviluppo esplorati finora è la più lunga grotta d’Italia. Il complesso ha una decina di ingressi e, dopo un lungo scontro tra cavatori di marmo e speleologi che protestavano per il veloce avanzare delle cave in un ambiente così prezioso, è stato in parte reso turistico per compensare le perdite dell’industria estrattiva legate alla protezione della montagna. Il percorso visitabile (Antro del Corchia, Levigliani di Stazzema, tel. 0584 778405, www.antrocorchia.it) si snoda dalla Buca d’Eolo fino alla Galleria delle Stalattiti lungo una serie di grandi ambienti (Galleria degli Inglesi) che sono stati attrezzati con passerelle e illuminazione. Oltre il punto dove termina la visita, la grotta continua a scendere vertiginosamente (alla profondità di -1195) che, per degli speleologi allenati, dista da qui, tra andata e ritorno, una ventina d’ore di lenta fatica. Sempre sulle Apuane, ma stavolta sul versante accessibile dalla verde valle della Garfagnana che scende in direzione di Lucca, si trova il secondo grande complesso turistico sotterraneo della zona. La Grotta del Vento (4) (Fornovolsco, tel. 0583 722024, www.grottadelvento.com), esplorata a partire dagli anni ’30 e aperta al pubblico, nei suoi tre diversi itinerari, tra il 1967 e il 1982. In questa zona la roccia è spesso padrona del paesaggio, come nel caso dell’eremo di Calomini, costruito ai piedi di un’imponente parete scura. Se le grotte delle Apuane sono severe e imponenti, nelle grandi cavità dell’appennino umbro-marchigiano si possono ammirare spesso stalagmiti e stalattiti enormi, piccole vasche brillanti di cristalli e pozzi. Proprio in cima a uno di questi giunsero nel 1971 alcuni speleologi del Gruppo Marchigiano da una delle pareti delle gole di Frasassi. Per capire la profondità di un pozzo si getta dentro un sasso e si calcola il tempo di ritorno dell’eco. Con questo stratagemma gli speleologi si resero conto di trovarsi sopra un ambiente colossale. Oggi, visto dal basso, il Pozzo Ancona, con i suoi 100 metri di altezza, sembra il culmine di un enorme imbuto rovesciato. Si può raggiungere il fondo percorrendo una lunga galleria artificiale. Poi, stupisce lo spettacolo delle enormi stalattiti dei Giganti cresciute nei millenni sulla grande frana alla base del salone. Il consorzio Frasassi organizza escursioni speleologiche nelle aree non turistiche della Grotta Grande del Vento di Frasassi (5) (San Vittore di Genga, tel. 0732 90090 oppure 0732 90080, www.frasassi.com). L’acqua che scorre all’interno dei massicci calcarei, dopo aver dato vita alle grotte, riemerge dalle sorgenti che alimentano fiumi e ruscelli. E anche acquedotti. Per il 2003, anno dedicato dall’Unesco all’Acqua Potabile, la Società Speleologica Italiana ha messo al centro la difesa delle acque sotterranee. Il CNR stima che la massa totale dell’acqua che sgorga ogni anno dalle sorgenti carsiche italiane è di circa 13 milioni di metri cubi l’anno. Come dire 410 metri cubi al secondo che, se equamente suddivisi, rappresenterebbero la bellezza di 632 litri d’acqua al giorno per ogni cittadino italiano. In Italia circa quattro italiani su dieci bevono acqua proveniente dalle gallerie di un sistema carsico. L’acqua è la regina incontrastata anche nelle Grotte di Stiffe (6), Abruzzo (San Demetrio Vestini, tel. 0862 86142, www.grottestiffe.it). Dopo un salone silenzioso, sorprende la forza di due enormi cascate – davvero spettacolari in primavera quando le piene caricano la loro massa di un’enorme potenza. Ai piedi delle pareti dei Monti Alburni in provincia di Salerno, si trovano due grandi grotte turistiche: Castelcivita (7) sul versante ovest e Pertosa sul lato orientale del massiccio (8). Se nella Grotta di Castelcivita (tel. 0828 975524) la visita si effettua a piedi, a Pertosa (Proloco, tel. 0975 390635 – 397217, Comitato Grotte di Pertosa, tel. 0975 397037, www.grottedicastelcivita.it) i turisti, per raggiungere le zone più interne della cavità, devono compiere un lungo tratto in barca. Queste cavità e le numerose sorgenti della zona sono alimentate dai gelidi fiumi sotterranei che scorrono nel cuore dell’altopiano. Passeggiando sui pascoli più alti, tra rocce aguzze e valli profonde, s’incontrano doline (depressioni circolari di origine carsica), pozzi e grotte di tutte le dimensioni. Il grandioso imbocco della Grava del Fumo si trova in fondo a una valle nei pressi del rifugio forestale dell’Aresta, in alto sopra Sant’Angelo a Fasanella. «Era una mattina serena quella del 23 gennaio 1938 quando mi affacciai per la prima volta alla bocca del baratro», scrisse Franco Anelli, dell’Istituto Italiano di Speleologia di Postumia chiamato dall’Ente del Turismo di Bari a esplorare un abisso vicino al borgo di Castellana. «Tre spezzoni di scala di corda, agganciati l’uno all’altro, da formare un unico tratto di cinquanta metri, furono sufficienti per toccare il fondo. Sorretto da una fune di sicurezza, manovrata all’esterno da due premurosi accompagnatori, mi calai nell’interno della grave». Iniziò così la storia di questo altro imponente complesso sotterraneo, che si sviluppa per circa tre chilometri sotto l’altopiano delle Murge. Nelle Grotte di Castellana (9) (tel. 080 49982211 oppure 800 213976, www.grottedicastellana.it) la temperatura interna è di circa 14 gradi, abbastanza calda rispetto a quella di altre cavità. Di solito la temperatura in una grotta – costante durante tutto l’anno – corrisponde a quella stagionale al suo imbocco. In Sardegna, la Grotta del Bue Marino (10) (Dorgali, Sardegna, www.dorgali.it) offre la possibilità di un’escursione veramente eccezionale. La cavità, che si apre sulla falesia di calcare che chiude a nord la baia di Cala Luna, può essere raggiunta via terra con una camminata di un paio d’ore da Dorgali oppure in barca partendo dal porto del paese. Le montagne costiere che scendono dal Supramonte verso il golfo di Orosei sono una delle zone carsiche più importanti d’Italia. Qui, lungo le pareti della Codula di Luna, si aprono alcune delle grotte italiane più estese. Infine, nel Lazio, affascinante la discesa al salone della Grotta di Santa Lucia (11), sul Monte Soratte (Associazione Proloco di Sant’Oreste: tel. 0761 579895) Fabrizio Ardito