Marco Gasperetti, Macchina del Tempo, giugno 2003 (n.6), 8 novembre 2003
Il dono dell’ubiquità ha un futuro robotico. Basterà indossare casco stereoscopico e tuta cibernetica, collegarsi a Internet o al satellite e avere un automa (o più automi) e sarà possibile essere contemporaneamente in più luoghi
Il dono dell’ubiquità ha un futuro robotico. Basterà indossare casco stereoscopico e tuta cibernetica, collegarsi a Internet o al satellite e avere un automa (o più automi) e sarà possibile essere contemporaneamente in più luoghi. Lo prevede un progetto italo-giapponese (Scuola Sant’Anna Waseda University) dedicato alla telepresenza. Grazie alla banda larga, sarà possibile muovere a distanza di migliaia di chilometri cloni robot e dunque accudire a distanza anziani, dare un’occhiata alla casa durante un viaggio, ma anche telelavorare in più parti del mondo senza muoversi da casa o frequentare corsi di aggiornamento dove sono previste anche prove pratiche in tutte le università del mondo. L’altissima velocità di trasmissione dei dati consentirà infatti di vedere in tempo reale (grazie al casco stereoscopico) cosa accade nel punto dove si trova il robot e avere la sensazione di essere in quel luogo. Basterà ruotare la testa per replicare lo stesso movimento in tempo reale sull’automa remoto e la stessa cosa accadrà con i movimenti degli arti. Esperimenti sono già stati realizzati con successo utilizzando Internet e Movaid, un robot infermiere costruito a Pisa. Ma sarà con la banda larga, che l’ubiquità robotica avrà un grande sviluppo. Proprio a Pisa si sta sviluppando un prototipo di rete fotonica capace di sviluppare in teoria una velocità milioni di volte superiore a quella della fibra ottica e dunque dare la sensazione di totale immersione in un mondo virtuale (cuberspazio) e reale (telepresenza). Anche la Nasa ed Esa stanno lavorando a progetti robotici di telepresenza per esplorazioni spaziali.