Marco Gasperetti, Macchina del Tempo, giugno 2003 (n.6), 8 novembre 2003
E se il robot fosse anche un po’ uomo e l’uomo un po’ robot? La nuova frontiera delle neuroscienze ha un nome un po’ inquietante: cyborg, un organismo a metà strada tra la biologia e la meccanica
E se il robot fosse anche un po’ uomo e l’uomo un po’ robot? La nuova frontiera delle neuroscienze ha un nome un po’ inquietante: cyborg, un organismo a metà strada tra la biologia e la meccanica. Non è fantascienza e di esperimenti ce ne sono già molti. Christopher Reeve, il Superman cinematografico rimasto paralizzato dal collo in giù dopo una caduta da cavallo, è tornato a respirare autonomamente dopo un trapianto di elettrodi al diaframma. Reeve spera un giorno di poter tornare a camminare grazie a un trapianto di chip nel cervello. All’Università di Los Angeles si sta sperimentando un dispositivo che riproduce le funzioni dell’ippocampo, organo del cervello dove si sviluppa il ricordo. Servirà, dopo una lunga sperimentazione su animali, a dare nuova vita ai malati di Alzheimer, epilessia e ictus. Catherine Schmidt, dell’Università di Austin, in Texas, è riuscita a far entrare un semiconduttore sulla superficie di una cellula nervosa umana. è il primo passo verso la creazione di un vero e proprio canale di comunicazione bioelettronico, dicono gli scienziati, e dunque potrebbe essere la nascita del cervello bionico. Meno futuribile ma più reale SkinChip, microchip cosmetico prodotto dall’italiana STMicroelec-tronics e dalla francese L’Oréal. Il marchingegno misura il grado di idratazione della pelle. è un primo passo verso la creazioni di dispositivi sottocutanei capaci di rilasciare automaticamente cosmetici antinvecchiamento. Lo scienziato inglese Kevin Warwick (nella foto) si è fatto trapiantare un microchip in un braccio: quando entra in ufficio la porta si apre da sola. Il chip può immagazzinare documenti e foto, scaricacabili su un computer.