Guido Romeo, Macchina del Tempo, giugno 2003 (n.6), 8 novembre 2003
Torna la sindrome del Golfo? «Abbiamo imparato la nostra lezione e siamo pronti ad accogliere i nostri veterani» ha commentato Michael Kilpatrick, vicedirettore sanitario del dipartimento della difesa statunitense, per assicurare che le patologie che colpiranno i veterani del fronte iracheno non saranno trascurate come successe in occasione della prima guerra del Golfo
Torna la sindrome del Golfo? «Abbiamo imparato la nostra lezione e siamo pronti ad accogliere i nostri veterani» ha commentato Michael Kilpatrick, vicedirettore sanitario del dipartimento della difesa statunitense, per assicurare che le patologie che colpiranno i veterani del fronte iracheno non saranno trascurate come successe in occasione della prima guerra del Golfo. Questa volta i comandi alleati hanno minuziosamente monitorato la salute delle truppe durante il conflitto registrando le aree geografiche d’intervento di ogni unità per poter ricostruire le esposizioni, anche accidentali, ad agenti tossici o radioattivi che nel 1991 interessarono più di 100.000 uomini. Resta invece aperto il dibattito tra gli scienziati e i comandi militari americani e britannici sulle ricadute dell’uso di munizioni all’uranio impoverito. Questo materiale, utilizzato per la punta dai proiettili anticarro per la sua densità 1,7 volte quella del piombo, anche se scarsamente radioattivo è tossico e quando il proiettile penetra il bersaglio brucia e si trasforma in gas che si diffondono sui campi di battaglia.