Simone De Clementi, Macchina del Tempo, giugno 2003 (n.6), 8 novembre 2003
Nulla è affidato al caso. Dopo la fecondazione - il miracolo biologico che, in una frazione di secondo, fonde il corredo cromosomico di mamma e papà - nel ventre materno inizia una straordinaria avventura
Nulla è affidato al caso. Dopo la fecondazione - il miracolo biologico che, in una frazione di secondo, fonde il corredo cromosomico di mamma e papà - nel ventre materno inizia una straordinaria avventura. L’avventura di una nuova cellula che, grazie alle informazioni contenute al suo interno, con il passare delle ore e dei giorni, attraverso processi di divisione e di diversificazione costruisce con la sapienza di un artista un nuovo essere umano. un organismo con un sistema immunitario diverso, ma in grado di convivere per ben nove mesi con quello che lo ospita senza essere preso di mira dagli anticorpi materni. Settimana dopo settimana l’embrione non solo assume fattezze più definite, ma va anche incontro a un processo di maturazione che, con il passare del tempo, gli consente di interagire con l’ambiente esterno. L’embrione si dimostra fin da subito protagonista del suo esistere biologico e con il suo sviluppo questa particolarità si esprime chiaramente. Le tecniche oggi a nostra disposizione e l’osservazione dei bambini nati prematuri ci consentono di affermare con sicurezza che non si tratta di tempo perso, ma di un periodo importante e decisivo per le sorti del futuro individuo, come del resto aveva già ipotizzato Sigmund Freud. questo un aspetto che però raramente viene preso in considerazione: dentro all’utero materno iniziamo a percepire stimoli e siamo sensibili a suoni, sapori, odori. In particolare, la sensibilità cutanea è la prima a svilupparsi dopo circa otto settimane, mentre la più recente scoperta riguarda le capacità olfattive del feto, che si sviluppano tra l’undicesima e la quindicesima settimana. Se fino a poco tempo fa si riteneva che in assenza di respirazione l’olfatto non potesse funzionare, l’osservazione dei bambini appena nati, attratti dall’odore del latte materno, ha spalancato nuovi orizzonti. L’ipotesi più probabile è che il feto sia in grado di annusare in un ambiente liquido, grazie alla stimolazione dei recettori effettuato dall’aroma delle sostanze presenti nel liquido amniotico. Nel grembo materno non solo iniziamo a percepire attraverso i nostri sensi, ma siamo anche in grado di apprendere e addirittura di sognare, anche se è ancora sconosciuto l’oggetto di questa attività onirica. Per molti studiosi già a partire dalla trentesima settimana sarebbe attiva la fase di sonno Rem, caratterizzata da movimenti oculari veloci e dedicata ai sogni. Di sicuro ciò che accade nel sonno nella fase intrauterina riveste una grande importanza per lo sviluppo del feto e, in particolare, della corteccia cerebrale. Ma non è tutto. Il feto è anche sensibile al dolore e manifesta la sua sofferenza con cambiamenti presenti nel ritmo cardiaco e a livello ormonale. In poche parole siamo influenzati da ciò che ci succede mentre siamo nel pancione e, secondo recenti studi, la vita prenatale determinerebbe anche il nostro stato di salute da adulti, come nel caso di anomalie del metabolismo e malattie dell’apparato cardiocircolatorio. «Tutto il discorso della genomica, cioè di come il nostro Dna arriva a esprimersi e a costruire individui sempre diversi, sottolinea l’importanza della vita intrauterina» spiega Giorgio Pardi, direttore della clinica ostetrica-ginecologica dell’Università di Milano presso la clinica Mangiagalli, «ma se è vero che oggi abbiamo idee e ipotesi più precise, qualche pezzo del puzzle ci sfugge ancora. Gli studi sui bambini di basso peso, sull’assunzione di droghe e sull’abuso di alcol e fumo in gravidanza, sulle esperienze sonore testimoniano che la vita intrauterina incide sul nostro futuro prima di bambini e poi di persone adulte». La nostra salute, il nostro carattere, le nostre stesse inclinazioni hanno un’origine che va ricercata in questi 266 giorni di cui non conserviamo ricordo cosciente. Il bambino non nasce cieco e sordo, come si sosteneva fino alla fine dell’Ottocento, ma quando viene alla luce ha già un’esperienza importante, una parte della sua personalità è già formata, in parte per il patrimonio genetico ricevuto, in parte per le esperienze vissute nel corso della gravidanza. «Siamo di fronte a un continuum» osserva Pardi «la natura non conosce salti e il parto non deve essere vissuto come qualcosa di staccato, di diviso dallo sviluppo naturale di un nuovo essere umano. Per usare una metafora, il parto è come una prova da sforzo nello sport, ma non dobbiamo dimenticare che l’atleta è sempre lo stesso, sia prima sia dopo». Alla nascita, dunque, il bambino non è una tabula rasa. Presenta invece capacità e competenze dovute all’apprendimento in utero davvero sorprendenti. Già a poche ore dalla nascita è in grado di riconoscere il battito cardiaco e la voce della madre da quelli di altre persone. Sono dimostrazioni che la nostra capacità di apprendere viene da lontano. Nel grembo materno siamo in grado di riconoscere stimoli luminosi e sonori, e una volta venuti al mondo, se la mamma ci legge una poesia che ci ha ripetuto spesso durante la gravidanza sganciamo più facilmente sorrisi e risatine. Il grembo della madre svolge così sia una funzione protettiva, sia una funzione di filtro di comunicazione tra l’ambiente e il bambino. Una prova di questo stretto rapporto è data dalla reazione emozionata e positiva della futura mamma ai movimenti del feto, prima carezze quasi impercettibili, poi veri e propri calci. «Non sono manifestazioni estemporanee» spiega Pardi «ma possiamo dire che è un vero dialogo tra madre e bambino». Dopo queste considerazioni la gravidanza sembra acquistare nuovi orizzonti. Non è solo il corpo della madre che cambia, ma inizia a scriversi anche il futuro di un nuovo essere umano. Vivere con consapevolezza questo periodo è un diritto-dovere di ogni mamma. Dopo nove mesi di buio, un giorno nascerà un bimbo. Ma il suo futuro, il suo essere non si decidono a partire da quel bombardamento di emozioni e sensazioni che è il parto. Molto è stato deciso prima, e se ora il piccolo deve affrontare il mondo con tutte le sue gioie e le sue insidie, può contare su un pacchetto di esperienze tutt’altro che marginali, avute nel pancione della mamma. Come un viaggiatore saggio è pronto a mettersi in marcia con le dovute scorte. Simone De Clementi