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 2003  novembre 05 Mercoledì calendario

«La storia di un Paese, di un popolo non è diversa da quella degli individui, delle famiglie o di qualsiasi altro gruppo umano

«La storia di un Paese, di un popolo non è diversa da quella degli individui, delle famiglie o di qualsiasi altro gruppo umano. Ha le sue stagioni, i suoi periodi, le sue fasi, le sue date memorabili. Parlare di storia senza delinearne le scansioni, le articolazioni temporali, i cicli è, perciò, come parlare della vita di un uomo senza delinearne ritmi, passaggi, guadagni, perdite, recuperi e quant’ altro cambia secondo i tempi e le circostanze. Non si può perciò convenire con quella tendenza storiografica che nega o non dà grande importanza al problema dell’ articolazione della storia in tempi e fasi diverse perché ritiene che la storia e la vita si svolgano secondo una "corrente ininterrotta" di eventi e di esperienze. Naturalmente, nel ricostruire questi varii passaggi, l’ impostazione è sempre quella del singolo storico. Ogni periodizzazione, insomma, è soggettiva e dipende da un particolare punto di vista (lo si vede benissimo anche dai titoli dei volumi della Storia d’ Italia di Montanelli). Ma dal confronto tra le varie periodizzazioni emerge poi sempre una trama di riferimenti più o meno comuni che mostrano essenziali e illuminanti distinzioni e similarità di fasi storiche. Grazie a ciò il ragionamento storico acquista tutta la sua corposità e, soprattutto, la sua organicità. Non per nulla Croce diceva che "pensare la storia è certamente periodizzarla, perché il pensiero è organismo". Nel caso, ad esempio, della storia d’ Italia, quando se ne vogliono definire i varii periodi, il confronto con la storia degli altri popoli e Paesi dell’ Europa occidentale mostra divergenze e convergenze che, qualsiasi punto di vista si adotti, giovano in maniera determinante a capirla e a qualificarla meglio. Quando comincia, intanto, la storia italiana senza più confonderla con quella di Roma e del mondo antico? Modesto appare, da tempo, il valore periodizzante di quella data del 476, come caduta dell’ Impero romano nella sua parte occidentale, con la deposizione di Romolo, l’ Augustolo, cioè il piccolo imperatore, ultimo della serie apertasi con Giulio Cesare e con Augusto cinque secoli prima. Da questa caduta nessuno fu molto impressionato e lo storico Arnaldo Momigliano la definì, a ragione, una "caduta senza rumore". Ben altro rumore aveva sollevato il primo saccheggio di Roma a opera dei Goti di Alarico nel 410. Oltre tutto, dopo varie vicende, nel 535 con Giustiniano, l’ Impero romano d’ Oriente riportò l’ Italia completamente sotto il suo potere. Tutt’ altra importanza va invece riconosciuta alla data del 568, anno della calata dei Longobardi in Italia. Volendo schematizzare, almeno quattro ne furono - io credo - le conseguenze decisive e durature. Prima: fu rotta l’ unità politica del Paese, di cui gli invasori occuparono solo tre quinti, all’ incirca, mentre il resto rimase sotto Costantinopoli, e questa unità non fu ristabilita che 13 secoli dopo, nel 1861; seconda: la parte longobarda (centro-settentrionale) e quella imperiale (la meridionale e insulare, che noi definiamo bizantina), pur nei comuni caratteri di italianità, si configurarono col tempo come due aree a diverso accento di civiltà; terza: i Longobardi, pur convertiti presto al cattolicesimo, entrarono subito in conflitto con la Chiesa romana, il cui Stato si formò proprio in questo periodo, e non è del tutto improprio vedere in questo scontro il primo grande episodio della lotta fra Stato e Chiesa in Italia; quarta: la riottosità dei duchi longobardi, capi delle tribù di quel popolo, sempre riluttanti al potere dei loro re, alimentò il policentrismo e i localismi che sono un altro "carattere originale" della storia italiana. L’ epoca inaugurata dall’ invasione longobarda fu talmente decisiva che si perse perfino il nome tradizionale di "italici" dato agli abitatori della Penisola. Sempre più quelli delle regioni settentrionali furono chiamati "lombardi" (lo ricordano anche oggi a Parigi e a Londra Rue des Lombards e Lombard Street); quelli delle altre regioni "romani" (lo ricordano la pletora dei cognomi del tipo Romeo, Romano, e il nome della Romagna). Cambiarono inoltre allora, molto più di quanto fosse fino ad allora accaduto, tutti gli aspetti e gli usi della vita civile: "Non solamente variarono il governo e il principe - notò Machiavelli - ma le leggi, i costumi, il modo del vivere, la religione, la lingua, l’ abito, i nomi". Fu, insomma, l’ alba della storia italiana, e durò due secoli. Poi nel 774 il re dei Franchi Carlo (il futuro Carlomagno) abbattè il Regno longobardo e si proclamò re d’ Italia, aprendo una nuova epoca storica. Con lui si affacciò nella Penisola il regime feudale franco ed ebbero luogo altri mutamenti importanti, tra cui la sua proclamazione a sovrano di un nuovo impero romano, poi denominato Sacro Romano Impero, del quale quindi l’ Italia si trovò a far parte fin dagli inizi. Alla scomparsa di Carlo nell’ 814, l’ Italia franca subì tutte le traversie del nuovo Impero che, nel 962, ridotto alla Germania e all’ Italia, passò a Ottone di Sassonia, re di Germania, e rimase da allora in poi appannaggio di sovrani germanici. Furono due secoli di travagli terribili. Nessun forte potere ebbero i re d’ Italia regnanti tra l’ 887 e il 951, anno in cui fu incoronato re Ottone I. Il regime feudale aveva determinato anche in Italia una grave disgregazione dell’ autorità dei sovrani, a cui Ottone cercò di porre qualche riparo. Il Papato attraversò l’ epoca peggiore della sua storia. Costantinopoli perse quasi tutto e solo in seguito poté ricostituirsi un dominio in Puglia, Basilicata e Calabria. Il Mezzogiorno si divise fra varii staterelli bizantini e longobardi. I Musulmani conquistarono la Sicilia e afflissero varie parti d’ Italia. Le scorrerie degli Ungheri arrivarono fino al Po. La vita economica era angusta e misera. Il Paese appariva infelice, arretrato rispetto alle aree avanzate islamiche e bizantine. Poi verso il Mille tutto cominciò a cambiare e si aprì una terza epoca della storia d’ Italia. (1-continua) LE TAPPE 535 Giustiniano L’ IMPERATORE DI COSTANTINOPOLI Giustiniano in un affresco nella Basilica di San Vitale a Ravenna. Saccheggiata dai barbari, l’ Italia tornò con lui sotto il potere dell’ Impero Romano d’ Oriente 568 I Longobardi LA FINE DELL’ UNIT POLITICA L’ arrivo di Alboino in un disegno dal Codice Palatino (Biblioteca Vaticana). I Longobardi occuparono solo tre quinti dell’ Italia spezzando l’ unità politica 774 Carlomagno IL NUOVO CORSO DEI FRANCHI Il re dei Franchi introduce il feudalesimo. Sopra, l’ incoronazione a imperatore nell’ 800 in un affresco di Raffaello e allievi in Vaticano 951 Ottone I IL POTERE DEI SOVRANI GERMANICI La corona di Ottone I. L’ ascesa al trono dei sovrani di Sassonia segnò l’ inizio del potere germanico sull’ impero e di un lungo periodo di lotte e di travagli».