Severino Colombo, Macchina del Tempo, giugno 2003 (n.6), 8 novembre 2003
Quando si parla di lingua italiana non si può fare a meno di pensare all’Accademia della Crusca che per oltre 400 anni ne è stato il punto di riferimento
Quando si parla di lingua italiana non si può fare a meno di pensare all’Accademia della Crusca che per oltre 400 anni ne è stato il punto di riferimento. Il nome esprimeva la volontà del gruppo di amici che la fondarono, nel 1582-83, di differenziarsi dalle pedanterie dell’Accademia fiorentina: le «cruscate» erano discorsi giocosi e conversazioni di poca importanza. Fu Lionardo Salviati, detto l’Infarinato, a stabilire la simbologia relativa alla farina e per attribuire all’Accademia lo scopo di separare il fior di farina (la buona lingua) dalla crusca. Il primo Vocabolario della Crusca, pubblicato nel 1612, è stato il modello da cui sono nati i grandi lessici europei (inglese, francese, tedesco e spagnolo). «La Crusca oggi ha ancora più senso», osserva Francesco Sabatini, che ne è il presidente, «perché se in passato, quando ancora non c’era un’unità politica, è stata un centro di osservazione e regolamentazione della lingua, ora l’Accademia controlla l’andamento della lingua italiana nel suo insieme». Oggi l’Accademia (nella foto lo staff) svolge ricerche su sintassi, lessico e filologia, ma fornisce anche consulenze sugli usi della lingua e sulle politiche linguistiche, in Italia e in Europa. «Gli sviluppi della lingua», spiega Sabatini, «sono più veloci e occorre una maggiore delicatezza. Ad esempio siamo convinti che non siano necessari né vocabolari né grammatiche di Stato, la lingua va lasciata all’uso». Oltre a organizzare convegni e a curare pubblicazioni scientifiche e notiziari (’La crusca per voi” diffuso in 14 mila copie), l’Accademia si affida a Internet come strumento privilegiato di comunicazione: il sito www.accademiadellacrusca.it è ricco di informazioni e molto curato, si tengono forum, si danno consigli e si trovano spiegate le parole nuove dell’italiano.