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 2003  novembre 08 Sabato calendario

I colori della bandiera italiana

Colori doc per il Tricolore nazionale. Dopo aver difeso in sede internazionale le peculiarità di formaggi e salumi nostrani, la presidenza del Consiglio dei ministri ha messo mano anche alle sfumature della nostra bandiera rea, secondo l’Unione Europea, di confondersi con altri simili vessilli, quello irlandese in prima fila. «Sino a oggi» spiega Angelo Celi, uno dei titolari della Mib Bandiere, l’azienda che rifornisce ufficialmente il Quirinale dello stendardo «la nostra bandiera ha avuto una diversa gamma di sfumature di bianco, verde e rosso. Si andava a occhio. Così ogni tricolore era diverso dall’altro». Gli strumenti ottici del Poligrafico dello Stato hanno quindi esaminato i colori di cinque esemplari istituzionali (Quirinale, Camera, Senato, Presidenza del Consiglio e Ministero della Difesa) e indicato le corrette sfumature, definite in gergo Pantoni tessili: il verde è 18-5642TC, il bianco 11-4201TC e il rosso 1660TC. Tradotto in linguaggio corrente significa verde prato, bianco latte e rosso pomodoro. Le modifiche non sono andate a genio agli spiriti più conservatori: passi per i prati, passi per il latte, ma quel pomodoro, affibbiato a un colore che, per tradizione, dovrebbe rappresentare il sangue versato dai martiri per la libertà, è un po’ difficile da digerire. Come sostenere che la pizza nazionale la vince sugli eroi della Resistenza. E quest’idea è parsa alquanto sacrilega. Dallo scorso 3 marzo comunque il tricolore riveduto e corretto sventola dagli edifici pubblici della nazione. Le prime preoccupazioni sono giunte da Reggio Emilia, cittadina che diede i natali alla bandiera il 7 gennaio 1797. Portavoce d’eccezione Otello Montanari, presidente del Comitato Primo Tricolore. «Per carità» afferma Montanari «m’inchino alle disposizioni europee. Però non vorrei che i colori fossero diventati troppo spenti». Quanto Reggio Emilia sia sensibile ai cromatismi della nostra bandiera, lo prova anche la mostra organizzata nei chiostri di San Domenico e aperta fino all’8 giugno, tutti i giorni escluso il lunedì: ”Bandiera dipinta, il tricolore nella pittura italiana, 1797-1947”. Qui è possibile ammirare ottanta quadri di Fattori, Morbelli, Hayez, Bolla, Depero, Guttuso e Rosai, che spaziano su 150 anni di pittura e storia italiana. Il primo Stato a fregiarsi del tricolore bianco, rosso e verde fu la Repubblica Cispadana, appunto nel 1797. Fu Napoleone a deciderne forma e colori, prendendo a modello la bandiera della rivoluzione francese e sostituendo l’azzurro con il verde che, secondo il simbolismo massonico, significava la natura e i diritti naturali di uguaglianza e libertà. Il rosso e il bianco sarebbero quindi un retaggio della bandiera francese nata nel 1789 a opera del Comitato rivoluzionario. La Fayette aggiunse al bianco della vecchia bandiera monarchica borbonica il rosso e il blu tratto dalla coccarda della Guardia Nazionale di Parigi. Il pomodoro, insomma, è solo una convenzione.