Alessando Calderoni, Isabella Vergara, Macchina del Tempo, giugno 2003 (n.6), 8 novembre 2003
«Non sopportiamo la tortura». questo lo slogan della campagna che Amnesty International ha lanciato nel 2000 contro la tortura
«Non sopportiamo la tortura». questo lo slogan della campagna che Amnesty International ha lanciato nel 2000 contro la tortura. «Serve per combattere la tortura a partire dall’unica cosa che la salva: il silenzio», spiega Riccardo Noury, responsabile della campagna: «abbiamo chiesto ad alcune vittime di testimoniare la loro sofferenza e lanciato appelli. Poi la fase istituzionale: abbiamo chiesto all’Italia di adeguare la normativa vigente al panorama internazionale». Tra marzo 2001 e luglio 2002, sono state presentate sette proposte di legge per l’introduzione del reato di tortura nel codice penale italiano: tre alla Camera, quattro al Senato. «Più in generale», prosegue Noury, «se le vittime vengono alla luce, si scardina il sistema dell’impunità. I torturati ci dicono spesso che i loro carnefici hanno idealmente messo loro un tappo in bocca. Così, mentre della pena di morte si sa tutto, di tortura non si dice quasi nulla. Amnesty vuole trasformare le vittime in testimoni». I primi risultati sono arrivati. Circa 500mila italiani hanno sottoscritto petizioni, 220 enti locali hanno aderito alla campagna, così come un centinaio di parlamentari. Inoltre Amnesty ha raccolto 435mila firme per la causa di 28 prigionieri nel mondo vittime di tortura.