Antonio Armano, Macchina del Tempo, giugno 2003 (n.6), 8 novembre 2003
«La civiltà araba è logocentrica». Parola di Paolo Branca, docente di arabo all’università Cattolica di Milano
«La civiltà araba è logocentrica». Parola di Paolo Branca, docente di arabo all’università Cattolica di Milano. «Persino la pittura si rifà a motivi a forma di lettere (frasi del Corano), unica forma consentita di rappresentazione in una società che non ammette la riproduzione della figura umana». Da dove arriva la lingua araba? «Fa parte del ceppo semitico, come l’aramaico e l’ebraico, quindi si scrive da destra a sinistra». L’arabo che si parla a Marrakech è lo stesso che si parla, mettiamo, a Riad? «C’è un arabo classico, quello del Corano, che è rimasto immutato, e un arabo parlato che si è differenziato. Più ci allontaniamo dalla penisola araba più la differenza aumenta». Come se francesi, italiani e spagnoli usassero il latino come lingua solenne e l’italiano, il francese e lo spagnolo fossero dialetti. «Tra l’altro, la lingua scritta è solo quella classica e ciò causa un analfabetismo molto diffuso». difficile l’arabo? «Ci sono 28 consonanti e tre vocali, mancano la ”o” e la ”e”. Ma le vocali non si scrivono. E le consonanti si possono scrivere in quattro modi diversi a seconda della posizione. La difficoltà maggiore è capire le vocali non scritte. Se trovo scritto ”ktb”, potrebbe essere ”kataba” (scrive), ”kutiba” (scritto), ”kutubu” (libri)». Quanto tempo occorre per parlare arabo? «Per entrare nello spirito della lingua ci vogliono tre anni di studio serio». La tv ha cambiato la lingua dei Paesi arabi? «Si è affermato nei notiziari un modern standard arabic, quello di Al Jazeera. Ma anche questo, come l’arabo classico, viene capito ma non parlato dalla gente comune: se un bravo studente italiano va in Marocco e lo parla, viene capito ma non capisce la risposta. Surreale no?».