Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2003  ottobre 27 Lunedì calendario

Cos’hanno in comune la tigre della Malaysia col pacifista dell’Eliseo? C’è il premier malese Mahathir Mohammad (non un novellino: ha settantotto anni ed è al potere dal 1981) il quale dal palco del vertice musulmano di Putrajaya lamenta che gli ebrei, «nonostante gli europei ne abbiano ucciso sei milioni su dodici

Cos’hanno in comune la tigre della Malaysia col pacifista dell’Eliseo? C’è il premier malese Mahathir Mohammad (non un novellino: ha settantotto anni ed è al potere dal 1981) il quale dal palco del vertice musulmano di Putrajaya lamenta che gli ebrei, «nonostante gli europei ne abbiano ucciso sei milioni su dodici... guidano il mondo per procura» e incita un miliardo e trecento milioni di musulmani a non farsi «sconfiggere da pochi milioni di ebrei». Applausi dei delegati. L’iraniano Mohammad Khatami lo definisce «un intervento nel suo insieme brillante, molto logico»; l’egiziano Ahmed Maher saluta quell’intervento come «una definizione molto accurata e profonda della situazione». L’Unione Europea vorrebbe reagire, ha pronto un documento che definisce «inaccettabili» quelle parole, ma Jacques Chirac - che è alla guida di una Francia distintasi negli ultimi anni per il record europeo di cimiteri ebraici profanati, israeliti malmenati, sinagoghe date alle fiamme - Chirac, dicevo, rifiuta di inserire la condanna nel suo discorso conclusivo di un summit europeo