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 2003  novembre 07 Venerdì calendario

Immaginate di vivere in un mondo senza traffico. Dove è possibile sapere in tempo reale qual è la strada meno intasata, nell’orario di punta, grazie al computer della vostra auto

Immaginate di vivere in un mondo senza traffico. Dove è possibile sapere in tempo reale qual è la strada meno intasata, nell’orario di punta, grazie al computer della vostra auto. Fantascienza? No, merito dei satelliti artificiali nello spazio. Che avranno il compito di migliorarci la vita, ma anche un po’ di controllarla. Entro pochi anni, un marito geloso che decidesse di pedinare la moglie, pagando sui 1.500 euro potrà avere le foto da satellite che documentano gli spostamenti della consorte. Insomma una vera rivoluzione, che sarà ufficializzata nel 2005, «quando partirà il progetto europeo Galileo, una rete di 30 satelliti utili sia per la navigazione che per la localizzazione», spiega Sergio Greco, direttore della direzione navigazione satellitare di Alenia Spazio. Galileo sarà la risposta europea al Gps, il sistema satellitare statunitense nato con scopi militari e non del tutto adatto alle applicazioni civili: il suo margine di errore è fra i 5 e i 10 metri (Galileo può sbagliare al massimo di un metro) e i suoi satelliti non sono sempre attivi. A questa novità si è già preparato il governo britannico: una legge ha già stabilito che i costi dell’assicurazione, del bollo auto e del pedaggio autostradale saranno conteggiati dal satellite che controllerà sia le strade percorse dalla vettura (calcolando anche il rischio di incidenti) che i chilometri fatti. Inoltre i navigatori satellitari delle automobili, stando sempre in contatto con Galileo, potranno segnalare quali siano le strade più trafficate e consigliarci percorsi alternativi. «Con Galileo», prosegue Greco, «si potrà dare una mano anche a chi soffre di problemi alla vista. Un computer palmare dotato di navigatore satellitare e capace di comunicare anche con il linguaggio braille potrà aiutare i non vedenti a muoversi in città». Sul fronte della localizzazione satellitare sono molto attive le compagnie telefoniche. La finlandese Benefon da qualche mese ha lanciato ”Friend Find” (Trova l’amico), un servizio che sta andando per la maggiore tra i giovani. Quando si vuole sapere dov’è l’amico più vicino e decidere con chi andare a prendere l’aperitivo lo si può fare controllando il display del telefonino: sul cellulare appare una mappa della città che indica i luoghi in cui si trovano tutte le persone presenti nella rubrica. Comunque, le novità satellitari non arrivano solo dalla navigazione e dalla localizzazione. Anche le telecomunicazioni hanno in serbo innovazioni interessanti. Chi ha sempre desiderato possedere un’emittente televisiva potrebbe realizzare il proprio sogno grazie al servizio ”Personal Broadcasting” di Opensky, piattaforma satellitare di Eutelsat. «Con un’antenna collegata a un pc è possibile inviare video girati con la propria telecamera, a chiunque sia abbonato al servizio», spiega Antonio Arcidiacono, direttore business unit di Opensky. I costi non sono bassi: 200 euro per ogni ora di trasmissione oppure un abbonamento da 100 mila euro l’anno. «è una soluzione adatta soprattutto alle aziende che decidono di fare corsi di aggiornamento a distanza per i propri dipendenti», precisa Arcidiacono. Al di là delle comodità personali, tra i 2.338 satelliti in orbita vi sono alcuni che hanno una missione globale: controllare lo stato di salute del nostro pianeta. «I satelliti meteorologici, oltre a elaborare le previsioni del tempo, possono monitorare le sostanze inquinanti presenti nell’atmosfera», dice Valerio Perugini, responsabile commerciale della divisione Osservazione della Terra di Telespazio. «In questo momento sono in corso studi per stabilire se i satelliti per il telerilevamento possano aiutare i governi del mondo alle verifiche richieste dal protocollo di Kyoto su temi quali deforestazione, rimboschimento, e uso del suolo». Per quanto riguarda le acque, le tecniche di monitoraggio sono simili a quelle utilizzate per il terreno: sulla base delle irradiazioni elettromagnetiche emesse dall’elemento osservato, si può determinare la presenza di sostanze inquinanti sia lungo le coste, sia in mare aperto. E con questo tipo di satelliti, grazie ai radar di cui sono dotati, si possono anche monitorare gli oil-spill, le macchie di petrolio sulla superficie del mare. I radar, infatti, inviano sulla Terra delle onde che rimbalzano sul pianeta e tornano indietro. E a seconda dell’intensità e del modo con cui le onde ritornano, il satellite disegna delle mappe che evidenziano gli eventuali pericoli. Un sistema simile a quello usato anche per individuare l’arrivo di eventi estremi come un’eruzione o un sisma. «Per i vulcani», spiega Perugini, «è possibile rilevare spostamenti impercettibili del terreno, normalmente associati alla fase pre-eruttiva. Per i terremoti, grazie ai dati raccolti dalla stazione spaziale russa Mir, è stato possibile rilevare connessioni tra le fasi precedenti un sisma e l’alterazione del moto naturale nella stratosfera di particelle ionizzate sulle linee del campo magnetico terrestre». Insomma, sono soprattutto i satelliti per il telerilevamento (generalmente in orbita tra 600 e 800 km dalla Terra), assieme a quelli per la navigazione e per le telecomunicazioni, quelli che hanno un maggiore impatto sulla vita quotidiana. La qualità sempre migliore delle loro immagini li ha fatti diventare protagonisti in molti settori. Per esempio nelle indagini investigative. «Un caso eclatante», ricorda Giovanni Milillo, responsabile segmenti utente dell’Agenzia Spaziale Italiana, «è stato quello di un capitano di nave finlandese colto da un satellite mentre lavava la cisterna del proprio cargo, scaricando in mare petrolio». Proprio per la loro grande utilità, dietro i satelliti per il telerilevamento è nato un fiorente business: le aziende private vendono le immagini scattate dallo spazio a prezzi tra i 350 e i 3.000 euro. I satelliti per il telerilevamento, inoltre, vengono usati sia in campo agricolo (per avere una mappa del campo da concimare) che per progettare piani regolatori, studiando l’espansione del territorio urbano. Ma non solo. Questi satelliti, infatti, possono essere adoperati anche in campo militare per spiare il nemico. Grazie alla loro straordinaria vista (il più preciso è QuickBird: riesce a mettere a fuoco un oggetto di 60 cm anche di notte o con le nuvole) è possibile fotografare alcuni obiettivi strategici. Come la corsa agli armamenti nucleari della Corea del Nord. Ma i satelliti possono anche essere un pericolo. Migliaia di satelliti non più operativi rimasti in orbita intralciano il lavoro di quelli ancora attivi. Per non parlare delle 4.000 tonnellate di detriti staccatisi dai vecchi satelliti. «Un bullone può raggiungere nello spazio fino a 36.000 km orari e l’impatto con veicoli funzionanti può essere fatale», avverte Luciano Anselmo dell’Inter-Agency Space Debris Coordination Committee, l’organizzazione internazionale che si occupa di questo problema. I satelliti che generano più rifiuti solitamente si trovano in orbite piuttosto alte, e sono quelli per la navigazione (sospesi a oltre 20mila km), per le telecomunicazioni (in orbita geostazionaria intorno ai 36mila km da terra) e per lo spionaggio elettronico. Creano meno problemi i satelliti mandati nello spazio a scopo scientifico, che orbitano al massimo a 600 km dalla Terra: finito il loro compito vengono fatti rientrare. Una soluzione che per gli altri satelliti sarebbe troppo costosa. A meno di dotarli di un sistema propulsivo che li faccia spostare in orbite meno affollate quando andranno in pensione. Federico Ferrazza