Varie, 7 novembre 2003
WO
WO PING Yuen Guangzhou (Cina) 1945. Coreografo. Di arti marziali • «A Hollywood lo chiamano ”the Master”: è a lui [...] che si devono molti dei criteri estetici (e del clamoroso successo) dell´attuale rinascita del filone Kung fu-samurai. Mago dei duelli celesti del film La tigre e il dragone, artefice delle coreografie di lotta della trilogia di Matrix, modellatore dei combattimenti ritmici e dei sublimi scatti volanti di Uma Thurman in Kill Bill, venne educato all´opera classica cinese e al Kung fu da suo padre, attore di cinema e stuntman. La sua è una famiglia di talento: il fratello, Cheung Yan, ha coreografato le scene di lotta nel film Charlie´s Angels. Insegnante carismatico, Yuen Wo Ping sa trasformare attori come Keanu Reeves e Uma Thurman in fulgidi lottatori marziali, ha adattato in modo superbo il Kung fu, genere tradizionalmente maschile, ai sinuosi corpi delle donne (intuizione spettacolare), ne ha reinventato il linguaggio plasmandolo in segni sofisticati che filtrano e distillano nella leggerezza e nella grazia della danza le brutali tecniche dei primi film del filone. La sua invenzione forse più mirabile è il duello volante, che raggiunse l´apice nella scena aurea dello scontro tra contendenti fluttuanti sulle cime di alberi di bambù ne La tigre e il dragone: non il risultato di effetti speciali digitali, come credettero in molti, ma un´elevazione autentica dei corpi, ottenuta tramite un sistema di fili attaccati ai corsetti degli interpreti che coinvolse un intero team di maestri burattinai cinesi. ”Il mio è uno stile completamente nuovo introdotto nelle action productions americane”, sostiene Yuen Wo Ping. ”Il che, per Hollwood, è una vera rarità”. I fratelli Wachowski scoprirono il suo talento tramite film di culto per gli adepti del Kung fu come Iron Monkey (un classico ridistribuito dalla Miramax dopo il successo de La tigre e il dragone) e Fist of Legend, dei primi anni ´90. Alcuni puristi del Kung fu insistono ancora nel considerarli come le opere migliori del "Maestro"» (l.b., ”la Repubblica” 7/11/2003).