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 2003  novembre 06 Giovedì calendario

Se vi capitasse di trascorrere una serata sulla costa adriatica, tra il Monte Conero e Gabicce mare, in agosto, fra le 21 e le 23, ricordatevi di dare uno sguardo al cielo in direzione nord-est, un po’ in alto sul livello del mare

Se vi capitasse di trascorrere una serata sulla costa adriatica, tra il Monte Conero e Gabicce mare, in agosto, fra le 21 e le 23, ricordatevi di dare uno sguardo al cielo in direzione nord-est, un po’ in alto sul livello del mare. Potreste incappare in uno spettacolo decisamente curioso: una o più luci che appaiono, brillano per qualche secondo, a volte vengono accompagnate da altri puntini luminosi attorno, o disposti in file regolari. Poi tutto scompare, lasciandovi con il dubbio di aver veramente visto qualcosa: forse un aereo, al limite una meteora. Forse è andata proprio così, e forse no. Ma non scomodate gli alieni, potreste aver appena assistito alle luci anomale dell’Adriatico. Un fenomeno che forse si ripete da secoli, ma solo da qualche anno comincia a essere studiato su base scientifica, con metodi che da questa estate seguiranno quelli già usati nella zona più famosa al mondo per queste stranezze: Hessdalen, in Norvegia. In questo modo la valle norvegese e l’Adriatico saranno le uniche due zone, sulle 13 più note nel mondo (vedi cartina a pag. 38), a essere studiate con sistemi scientifici. I primi dati sicuri sulla faccenda risalgono al 15 gennaio 1997, quando all’osservatorio astronomico di Saludecio (Rimini), costruito e gestito dal Gruppo astrofili ”Nicolò Copernico”, giunsero telefonate di alcune persone che vedevano luci nel cielo. I due astrofili di turno quella sera lasciarono i telescopi (l’osservatorio fa ricerche nel campo delle supernovae e degli asteroidi) e si misero a osservare, a occhio nudo, nella direzione indicata. Venti minuti dopo ebbero la prima conferma: tre luci apparvero in successione verso il mare. Per la prima volta c’era l’interessamento diretto da parte di esperti. Da allora gli astrofili del Copernico hanno svolto diverse campagne osservative per studiare meglio il fenomeno, ed è così nato il progetto Cross (Copernico Radio and Optical Skywatching System: Sistema Copernico di osservazione radio e ottica del cielo). «All’inizio» racconta Gianfranco Lollino, coordinatore del progetto «lavoravamo dal nostro osservatorio di Saludecio. Poi decidemmo di usare un punto di osservazione più vicino alla costa: il promontorio di Gabicce, nel parco naturale del Monte San Bartolo». Tra avvistamenti a occhio nudo, riprese video e fotografie, il progetto Cross ha permesso di stabilire alcune caratteristiche di base del fenomeno, particolarmente evidente a gennaio, agosto e settembre. Innanzitutto, vi sono luci singole: a volte luminose come il pianeta Venere, appaiono all’improvviso nel cielo per poi sparire in due-tre secondi senza presentare aloni o raggi. A volte pulsano, altre volte vengono seguite da nuove luci che appaiono nelle vicinanze e che, in qualche caso, sembrano allinearsi ordinatamente. Ma la maggioranza degli avvistamenti riguarda le luci dinamiche: si muovono, anche se di poco, sia in linea retta che circolarmente. Il progetto Cross questa estate aprirà una nuova stagione, con strumenti che potrebbero fornire nuovi particolari sul fenomeno. «Useremo» dice Lollino «un reticolo di dispersione (una specie di filtro da sistemare davanti alla macchina fotografica, ndr) che ci permetterà di ottenere lo spettro luminoso delle luci osservate, svelando gli elementi chimici presenti. Avremo anche un radar a impulsi a bassa potenza e una serie di ricevitori radio su varie frequenze. Sono sistemi simili a quelli usati a Hessdalen». In Norvegia gli studi su questi fenomeni si sono consolidati anche grazie a un notevole contributo di ricercatori italiani. Il luogo è una valle lunga circa 12 km a sud-est della città di Trondheim. Dai primi anni ’80 si sono cominciate a vedere strane luci che appaiono e scompaiono in diversi punti. L’interesse è andato crescendo finché nel 1984 fu creato un progetto specifico da Erling Strand, dell’stfold College di Sarpsborg. E nel 1998 fu installata una stazione computerizzata capace di individuare le luci e di registrarle automaticamente. Parallelamente nasceva il Comitato italiano per il progetto Hessdalen, presieduto da Renzo Cabassi e costituito da ricercatori che, a titolo personale, si sono uniti a Strand costituendo il progetto Embla. Nato attorno a Massimo Teodorani, astrofisico, e ai ricercatori del CNR Stelio Montebugnoli, Jader Monari e Marco Poloni, fino a oggi Embla ha svolto tre missioni scientifiche nella zona norvegese, permettendo di appurare, ad esempio, che alcune luci viaggiano a 30mila km orari e il loro diametro varia da pochi cm fino a 30 metri. Ora alcuni di quegli esperimenti aiuteranno a indagare anche i fenomeni dell’Adriatico. «A Hessdalen» dice Montebugnoli, responsabile della Stazione radioastronomica di Medicina «il nostro radar a bassa potenza ha individuato alcuni segnali che si spostavano nella valle. Questo di giorno, mentre invece i segnali non si sono presentati con gli avvistamenti notturni delle luci». La presenza dei segnali radar che ci sono di giorno ma non coincidono con le luci di notte è un’altra stranezza di questi fenomeni. E identificare riflessi radar (probabilmente variazioni di densità dell’atmosfera) sarebbe un dato importante nel caso di Gabicce. L’altro strumento del progetto Cross sarà un ricevitore radio sulle onde molto lunghe (VLF), anch’esso già usato a Hessdalen. «A queste frequenze radio» aggiunge Flavio Gori, coordinatore europeo del progetto della Nasa ”Inspire” (nel quale vengono esaminati i fenomeni di propagazione delle onde radio molto lunghe) «possiamo ottenere informazioni su alcuni fenomeni naturali o meno che avvengono in atmosfera, una sorta di firma». Ma cosa c’è dietro quelle luci? Al momento si può affermare tutto e il contrario di tutto: i dati sono ancora pochi e non ne esce un quadro organico. In passato sono stati chiamati in causa fenomeni sismici, che potrebbero far fuoriuscire dal terreno gas che poi si incendierebbe. Oppure fenomeni elettrici atmosferici, tipo i fulmini globulari (sfere luminose avvistate in occasione di temporali ma non scientificamente spiegate), o fenomeni energetici sconosciuti nel campo della fisica quantistica. Alcuni si spingono verso quest’ultima direzione, ma la cautela è d’obbligo in questi casi. La comunità scientifica internazionale attende che gli studi sui fenomeni siano pubblicati su autorevoli riviste specializzate: se ciò dovesse avvenire, l’interesse si accenderebbe - è il caso di dirlo - rapidamente. Per quanto riguarda l’Adriatico, intanto, è sicuramente da notare il lavoro compiuto da Fabiana Fiatti, l’altra titolare del progetto Cross che ha svolto una serie di ricerche storiche. Facendo emergere allo scoperto un fenomeno molto antico e velato di misticismo. «Ho cominciato» racconta Fiatti «parlando con gli anziani e facendomi raccontare le storie che hanno sentito da giovani. Ho raccolto molte testimonianze di strane luci viste in cielo, vicende che risalgono a quando non c’erano neanche le luci elettriche, tanto meno gli aerei. Ma le più interessanti sono sicuramente quelle legate al Santuario della Madonna di Loreto (vicino alla zona degli avvistamenti di oggi, ndr). Già a partire dal lontano 1297, nel Medioevo, esistono diverse testimonianze di globi di luce o colonne di fiamme. E nel 1389 addirittura Papa Urbano VI concesse l’indulgenza in occasione del ”Miracolo delle fiamme”, come fu chiamato l’insolito fenomeno luminoso celeste. E nelle Marche dobbiamo ricordare la presenza di diverse tradizioni sulle Madonne dei Lumi: forse non è una coincidenza». Americo Bonanni