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 2003  novembre 06 Giovedì calendario

Business e ambiente possono coesistere? Coscienti dell’esistenza di limiti della crescita economica ai fini della difesa dell’ambiente, 150 multinazionali hanno costituito il Consiglio d’affari mondiale per lo sviluppo sostenibile (WBCSD)

Business e ambiente possono coesistere? Coscienti dell’esistenza di limiti della crescita economica ai fini della difesa dell’ambiente, 150 multinazionali hanno costituito il Consiglio d’affari mondiale per lo sviluppo sostenibile (WBCSD). Lo scopo del WBCSD è di dimostrare che l’imprenditoria, «in collaborazione con i governi e la società civile, può contribuire a un mondo sostenibile». Al summit mondiale sullo Sviluppo sostenibile del 2002 a Johannesburg, Sudafrica, il WBCSD ha pubblicato il documento programmatico ”Il caso d’affari per lo sviluppo sostenibile” nel quale lo sviluppo sostenibile è inteso come l’insieme delle «forme di progresso che rispondono alle esigenze del presente senza compromettere la capacità delle generazioni future nel rispondere alle proprie esigenze». Il documento del WBSCD evidenzia come le politiche imprenditoriali di sviluppo sostenibile possano essere anche redditizie: nel quinquennio 1996-2001 l’indice Dow Jones della sostenibilità (DJSI) – composto sulla base del top 10% delle aziende attive in 68 comparti industriali in 21 Paesi che si sono distinte come leader nello sviluppo sostenibile – è cresciuto del 15,8%, mentre l’indice globale Dow Jones (DJGI) è aumentato del 12,5%. Parrebbe che a difendere l’ambiente si guadagni. Quindi, «quella del business è anche una posizione imprenditoriale: guarda al prossimo punto della curva imprenditoriale, il punto nel quale l’imprenditoria può essere più competitiva nel suo essere maggiormente guidata dalla sostenibilità. I mercati promuovono l’efficienza e l’innovazione, ambedue fattori necessari per un progresso umano sostenibile. Negare ai Paesi e alle persone povere l’accesso ai mercati distrugge il pianeta e le persone». Circa l’80% della popolazione del pianeta vive in Paesi in via di sviluppo con il 20% delle risorse del pianeta. Per sopravvivere, se non prosperare, hanno bisogno di più. Se non potranno avere di più, o neanche sostenere le proprie necessità primarie attraverso l’accesso ai mercati, saranno costretti a distruggere capitale naturale per potersi sostenere. Il WBCSD usa il termine ”eco-efficienza” definendola «una strategia di management che combina la performance economica e ambientale, creando un valore maggiore con un impatto minore attraverso lo scollegamento tra beni e sempre lo sfruttamento della natura» e si è impegnato a operare un continuo monitoraggio dell’eco-efficienza delle aziende affiliate. L’innovazione «può consentire all’economia globale di dipendere sempre di più dal progresso della tecnologia, piuttosto che dallo sfruttamento della natura». Ma un ostacolo allo sviluppo sostenibile è il fatto che «non si protegge ciò cui non viene attribuito un valore e molti dei servizi e delle risorse della natura non sono attualmente monetizzati». Quindi, le «soluzioni di mercato devono essere utilizzate nel complesso degli strumenti usati per combattere il degrado ambientale. Non solo sono tra i più potenti strumenti a disposizione, ma, se adeguatamente strutturati, sono anche tra gli strumenti meno dolorosi». La posizione del business sul problema della riduzione della povertà è lineare, conclude il WBCSD. «L’imprenditoria non può avere successo in società che falliscono. La povertà spreca le risorse umane e mina il potenziale dei mercati». Alessandro Cecchi Paone