Barbara Castiello, Macchina del Tempo, giugno 2003 (n.6), 6 novembre 2003
Non solo non ci baciamo tutti allo stesso modo, anzi, c’è perfino chi non si bacia proprio. Nelle tribù del Niger chi si bacia in pubblico viene flagellato perché si teme che unendo le labbra si possa perdere l’anima
Non solo non ci baciamo tutti allo stesso modo, anzi, c’è perfino chi non si bacia proprio. Nelle tribù del Niger chi si bacia in pubblico viene flagellato perché si teme che unendo le labbra si possa perdere l’anima. Pigmei e Tonga del Mozambico considerano il bacio un attentato all’igiene, mentre i cinesi considerano il bacio pubblico un gesto osceno. Gli Indiani, i cui antenati scrissero il ”Kamasutra”, la sanno forse più lunga di tutti in fatto di baci, ma fino a una decina di anni fa l’effusione era censurata nei film. Nei Paesi in cui c’è libertà di bacio, più celebre è senz’altro quello alla francese, intimo e sensuale sfiorarsi fra lingue. Ma c’è anche quello più discreto degli eschimesi, naso contro naso e naso contro guancia. Il più casto è, senza dubbio, quello balinese: gli innamorati di questa splendida isola si guardano stando vicinissimi e, compiendo leggeri movimenti del capo, respirano il calore e il profumo l’uno dell’altra. Il più pruriginoso è ”mitakuku”, degli amanti polinesiani che si mordicchiano le ciglia.