Guido Romeo Macchina del Tempo, luglio 2003 (n.7), 6 novembre 2003
L’albicocca ha incantato per secoli i viaggiatori che arrivavano in Asia, dove è ancora una delle colture più diffuse, ma più di un nutrizionista è rimasto affascinato da questo frutto importato 2
L’albicocca ha incantato per secoli i viaggiatori che arrivavano in Asia, dove è ancora una delle colture più diffuse, ma più di un nutrizionista è rimasto affascinato da questo frutto importato 2.300 anni fa dalla Cina nel Mediterraneo da Alessandro Magno. Il suo contenuto in fibre l’ha recentemente fatta inserire tra gli alimenti consigliati dall’Associazione cardiologica americana che ne raccomanda il consumo giornaliero: tre frutti contengono già due grammi di fibre, ma appena 51 calorie. Questo stretto parente delle pesche è il frutto con la più elevata concentrazione di potassio, un elemento vitale per l’equilibrio delle cellule muscolari e per la protezione del cuore. Non solo, sono anche ricchissime di carotene: un pigmento molto importante, utilizzato dall’organismo per la produzione di vitamina A. ricchissima anche di vitamine B, C e PP e di diversi oligoelementi, tra cui magnesio, fosforo e ferro. La presenza di sorbitolo, uno zucchero della frutta, le conferisce anche proprietà lassative, simili, ma più lievi, a quelle delle prugne. Assieme a tanti benefici non poteva però mancare un piccolo difetto: evitate di aprire i noccioli o di consumarne il contenuto, perché ha una moderata concentrazione di cianuro, ma abbastanza alta per dare qualche fastidio anche a un adulto. Le albicocche migliori sono quelle con la buccia di un bel colore giallo-arancio carico e polpa soda, senza ammaccature.