Barbara Castiello, Macchina del Tempo, giugno 2003 (n.6), 6 novembre 2003
«Il Dna? Ce ne scambiamo di più con i baci che mangiando un Ogm» osserva provocatorio Carlo Alberto Redi, direttore del laboratorio di biologia dello sviluppo presso l’Università di Pavia, che però esorta divertito: «Continuate pure a baciare, il nostro patrimonio genetico non cambierà per questo
«Il Dna? Ce ne scambiamo di più con i baci che mangiando un Ogm» osserva provocatorio Carlo Alberto Redi, direttore del laboratorio di biologia dello sviluppo presso l’Università di Pavia, che però esorta divertito: «Continuate pure a baciare, il nostro patrimonio genetico non cambierà per questo. La recente mappatura del genoma umano mostra che nel corso dei millenni dell’evoluzione umana sono avvenuti passaggi di Dna verticali e abbiamo inglobato ben 536 geni d’origine batterica, ma ogni giorno, mangiando, ingeriamo tanto Dna animale e vegetale che potremmo pesarlo su una bilancia da salumiere, eppure con la digestione ci sbarazziamo del Dna esterno senza modificare il nostro patrimonio genetico personale». Gli igienisti inorridiranno sapendo che con ogni bacio ci scambiamo fino a 278 tipi di batteri diversi, ma anche su questo fronte possiamo stare tranquilli: questo vero e proprio bombardamento biologico rafforza il nostro sistema immunitario e polmoniti virali a parte, le patologie che possiamo trasmetterci sono relativamente poche. L’Aids, è dimostrato, non si propaga per questa via, la possibilità che si trasmetta l’Helicobacter pylori, responsabile dell’ulcera gastroduodenale, è remota, anzi, chi bacia poco ha forse più probabilità di farsela venire. L’unica malattia che si può trasmettere con un bacio è la mononucleosi infettiva causata dal virus di Epstein-Barr e, detta, non per caso, la malattia del bacio, ma si tratta di una patologia rara perché il 90% circa degli adulti è venuto in contatto con il virus e si è immunizzato. Insomma vale la pena di correre il rischio, anche perché secondo i biochimici durante il bacio aumenta anche la produzione di una ventina di sostanze diverse e in particolare del lisozima, un enzima che possiede proprietà germicide. Se ha poca importanza da un punto di vista evolutivo, il bacio resta però uno dei tratti peculiari del comportamento dell’uomo, che ne scambia circa 20mila nel corso della sua vita e rimane l’unico animale del pianeta a godere di queste effusioni. Tutti gli altri si annusano, leccano, strofinano, palpeggiano e, perché no, mordicchiano. Il fenomeno ha un che di misterioso, ma la scienza spezza le ali di Cupido e assegna il ruolo di messaggeri d’amore a delle piccole e certamente meno romantiche molecole che popolano il nostro cervello: i neurotrasmettitori. Il bacio sembra infatti l’atto più semplice del mondo, ma è un vero impegno psicofisico: lingua e labbra sono ricchissime di terminazioni nervose la cui stimolazione sollecita una vasta porzione della corteccia cerebrale. «Il cervello» spiega Donatella Marazziti, psichiatra presso l’Università di Pisa e autrice di ”La natura dell’amore” (Rizzoli 2002, 15,50 euro) «libera i glucocorticoidi, ovvero gli ormoni dello stress. Entra così in gioco un ulteriore meccanismo: gli stimoli che vengono dalla periferia confluiscono verso il nervo vago e possono provocare sensazioni d’ansia oppure, se le sensazioni olfattive e tattili sono piacevoli, optare per il sistema parasimpatico, che regola le sensazioni di piacere. Contemporaneamente c’è il rilascio delle endorfine come la dopamina, sostanze simili alla morfina, ma prodotte dal nostro stesso organismo, che diminuiscono la sensibilità al dolore e provocano rilassatezza e piacere». Le ghiandole surrenali completano il lavoro producendo adrenalina. quest’ultimo neurotrasmettitore che scatena quella tempesta di emozioni che parte dal cervello e scompiglia animi e corpi, ma che agisce anche da antidepressivo naturale perché dopamina e adrenalina sono legate al buon umore. Da un punto di vista meramente meccanico si mettono in moto ben 34 muscoli facciali, senza contare quelli del collo, delle spalle e della schiena. Quando è molto appassionato un bacio può far correre il cuore fino a 120 pulsazioni al minuto aumentando la pressione sanguigna anche di 20-40 mmHg, con conseguente impennata della temperatura corporea e della sudorazione. Come se non bastasse, oltre che piacevole il bacio fa bruciare anche calorie: circa 6,4 al minuto. Certo non è come andare a correre, ma alzi la mano chi non lo trova più divertente. In un recente sondaggio commissionato dalla casa editrice Harlequin Enterprises, il 63% degli italiani ha dichiarato di conservare un ricordo vivissimo del primo bacio. Il 42% delle donne preferisce baciare il proprio partner, mentre il 47% degli uomini preferisce che sia la compagna a prendere l’iniziativa. Di fronte a tanto coinvolgimento non c’è da stupirsi se un po’ dappertutto nel mondo vengono organizzate vere e proprie gare di resistenza, per stabilire il primato di bacio più lungo del mondo. Imbattuto rimane quello di 50 ore e 14 minuti a Vilnius, in Lituania, tra Eldaras Bareisis e Vita Rachkauskaite che si avvinghiarono in un unico lunghissimo bacio alle 21.00 del 14 febbraio 1996, sera di San Valentino. L’importanza del bacio viene percepita istintivamente in tutte le società perché l’incontro delle bocche è il contatto intimo per eccellenza, più ancora dell’atto sessuale vero e proprio. «La bocca è l’organo della nutrizione» osserva Massimo Canevacci, antropologo presso l’Università La Sapienza di Roma, «il contatto che ha il bambino con il seno materno non riguarda semplicemente la nutrizione, ma anche il piacere di entrambi. La madre perché sollecitata nel seno e quindi spinta all’allattamento, con una donazione del sé e il bambino perché soddisfatto nel suo desiderio nutritivo. Il ricordo di questa sensualità legata all’oralità dell’alimentazione, secondo Freud, si trasfigura nel bacio. Il fatto che molti popoli come eschimesi, mongoli, polinesiani e giapponesi ignorino il bacio dall’antichità, nasce dal fatto che la bocca e i denti erano considerati strumenti d’aggressione, utili a dilaniare addirittura carni crude. Simbolicamente rappresentavano una minaccia per l’altro. Con l’affermazione della bocca durante l’atto sessuale frontale, avvenuto durante il passaggio evolutivo dell’Homo sapiens, si perde la dimensione di minaccia e si afferma quella del piacere». Anche il cibo subisce una trasformazione e assume un valore simbolico, non solo nutritivo. Il passaggio dal crudo a cotto, rappresenta un elemento chiave della cultura umana. Cuocere gli alimenti significa una serie d’azioni quali caccia, raccolta e preparazione che afferma e accresce la funzione culturale del cibo. Da qui l’origine delle grandi differenze tra le culture umane. Tutta l’area dell’Artico, infatti, è un’area dove il bacio è completamente ignorato: ne è un esempio l’antica popolazione degli eschimesi, che si definiscono ”Inuit”: «Quelli che mangiano il cibo crudo» e in strofinano i nasi come fonte di piacere. Un desiderio comune a tutto il genere umano, eppure così diverso nel manifestarsi da popolazione a popolazione. Conosciamo, infatti, vari tipi di bacio: alla francese, alla balinese o all’eschimese (vedi box a pag. 23). Per tutti, però, assicura la professoressa di Pisa, «le reazioni chimiche dell’organismo sono uguali». L’unico vero discrimine sembra essere quello con il mondo animale. Fatta una piccola eccezione per i Bonobo, le scimmie antropomorfe che conoscono il rapporto sessuale in posizione frontale, gli animali ignorano il bacio. «Solo i muscoli umani» conferma Donatella Marazziti «consentono questo scambio affettuoso. Ci sono, però, comportamenti affettuosi come il ”grooming”, lo spidocchiare l’altro o il leccarsi, che siavvicinano al romantico strofinio delle labbra». «Baciare è comunque un comportamento acquisito altrettanto innaturale che portare i vestiti» avverte Vaughn Bryant, antropologo presso l’Università Texas A&M a Houston, negli Stati Uniti, ma il modo in cui lo facciamo sembra che lo impariamo molto presto, addirittura nell’utero. Se prima di dare un bacio inclinate la testa leggermente a destra siete infatti in buona compagnia: quasi due terzi delle persone nel mondo scelgono lo stesso movimento. La preferenza per la destra, secondo Onur Güntürkün, dell’Università della Ruhr a Bochum, in Germania, che ha esaminato il modo di baciare di 124 coppie presentando i suoi risultati su ”Nature”, sarebbe infatti un retaggio della nostra vita nell’utero. Le ecografie hanno da tempo documentato che il feto inclina spesso la testa a destra, un’abitudine che i neonati conservano per i primi sei mesi di vita. Quel lieve e inconsapevole inclinare la testa verso destra nell’atto di baciare è un movimento noto ai ricercatori come asimmetria comportamentale. Vi abbiamo rovinato la poesia? Speriamo di no, anche se sono tutte cose che Edmond Rostand, l’autore di ”Cyrano de Bergerac” non osava neppure immaginare, quando scriveva: «Cos’è un bacio? Un apostrofo rosa fra le parole ”t’amo”, un segreto detto sulla bocca». Barbara Castiello