varie, 6 novembre 2003
BIAGINI
BIAGINI Isabella (Concetta) Roma 8 dicembre 1940. Attrice • «[...] posava per ”Playboy”, uno schianto di donna [...] biondona [...] dimenticabile pupazza supermaggiorata degli Anni 70, sogno all’asta della caserma che è in noi e fuori di noi. Nata con la vocazione della crocerossina, a tredici anni è già la bonona pronta per il Grande Equivoco. Ambizione zero. Troppo Concetta e troppo poco Isabella. Poteva diventare la più grande attrice comica del cinema italiano, aveva e non le importava niente di averlo lo stesso genio guitto di Totò, ma troppe tette e troppo culo, troppo bella, troppo mamma. [...] ha perso la figlia Monica, cancro fulminante al fegato [...] ”Aveva 36 anni Monica e andavamo a misurarle l’abito da sposa il giorno in cui si sentì mancare” [...] Non imitava Anna Magnani, era Anna Magnani. Caso impressionante di trance. [...] ”Non sono mai stata una donna da sesso. Sul letto faccio di tutto, dormo, mangio, prego, scrivo, aspetto Monica. Tutto meno che il sesso. E invece ho sempre incontrato uomini assatanati, per questo un giorno me la sono murata viva” [...] Anna Magnani l’aveva adottata. ”Diventai intima della sua casa a Palazzo Altieri, dei gatti bianchi, della sua vestaglia tigrata. ”Te possin’ammazzatte, pare proprio che t’ho partorita io a te’, mi diceva”. La veneravano Silvana Mangano e Fabrizio De Andrè. ”Veniva a trovarmi a casa e mi cantava Marinella con la sua chitarra che io avevo riadattato...". Questa è la storia vera di Isabella”. Fellini l’adorava. ”Federico mi chiamava: sto arrivando Isabellina. Gli piacevano tanto due uova al tegamino, l’insalata e i miei racconti di bimba. Mi chiese se volevo doppiare la francese Magali Noel in Amarcord e io gli dissi ”no’, volevo la parte. E lui: ”Isabellina tu hai un viso ottocentesco, non ce l’hai l’occhio di quella che porta via il marito e s’attacca all’alcol. Quella notte che morì all’ospedale, un freddo cane, ero lì al suo capezzale. Federico non ci ha mai provato con me, era troppo intelligente. Aveva capito che con una così, si gioca e si ride, ma non si scopa”. Michelangelo Antonioni, la sua prima vittima maschile. ”Avevo dieci anni. Mia madre mi portava la domenica a via Veneto. Vidi un signore che inciampò in un’aiuola e crollò comicamente a terra. Lo aiutai a rialzarsi. Era Antonioni. Sono caduto per colpa dei tuoi occhi, mi disse con delicato imbarazzo”. Sul set de Le amiche, Isabella era la mascotte della troupe. Luchino Visconti la esortava a studiare. ”Ma io non ho mai studiato, faccio solo i personaggi che dentro hanno l’animella. Recitare mi ha sempre fatto schifo”. Buttò a mare la grande occasione. Dino De Laurentiis la voleva in America per reincarnare Jean Harlow. Doveva essere la bella concupita nella riedizione di King Kong. ”Rifiutai l’America, King Kong, la Cadillac tutta d’oro e la parte andò a Jessica Lange”. Paura di volare, paura di lasciare Monica a casa. Strappò quasi la lingua a Steve Reeves che voleva baciarla in bocca e respinse Alain Delon che aveva la stessa fregola, al motto di ”La bouche è sacra”. «La Biagini? Brava ma inaffidabile”, si cominciò a dire nell’ambiente. Le restarono i film con Montesano e Noschese, la televisione, le serate a ”biaginare” nelle balere più trucide, ma vicine a casa, quando tornava la notte a casa dalla madre, dalla figlia e dai cani con i bigliettoni avvoltolati nel reggiseno extralarge. [...] ”Sotto il cuscino tengo il pigiama e il pannolone di nonna Damiana, conservato nel cellophane. L’ho rubato in ospedale il giorno che è morta cinquant’anni fa. Lo annusavo e c’era nonna che mi dava tanta forza. Quell’odore misto di pipì e sudore, dell’ultimo momento del suo respiro. Non lavarlo, supplicavo mia madre, perché se no non c’è più nonna, c’è il detersivo”. Nonna Damiana, che portava la nipotina Concetta a vegliare cadaveri sconosciuti dentro i portoni listati a lutto di Taranto, a surrogare e surclassare i parenti veri. [...] Soprattutto, c’è Monica nel letto sepolcro di Isabella e nel suo irriducibile, macabro amore di madre. ”Ho conservato la sua camicia da notte e i rimasugli del fegato che ha vomitato dalla bocca prima di morire. Li tengo custoditi sotto vetro e alcol. tutto quello che resta di questa mia bambina. Non stavo nella pelle il giorno che me l’hanno messa al seno... Avrei voluto darle un pezzo del mio fegato, ma era già tardi [...] Mi chiudevo nel bagno dell’ospedale a impupazzarmi tutta. Il rossetto forte, gli occhi sbaffati alla Charlot, i capelli giallo pannocchia, perché così Monica si tranquillizzava, se mi conciavo a quel modo, allora non era così grave [...]» (Giancarlo Dotto, ”La Stampa” 26/3/2009) • «Su una panchina come una barbona, una coperta addosso, jeans e scarpe di plastica ai piedi, viso gonfio, cappellone in testa e cagnolino stretto al collo: così è stata ritratta da Oggi Isabella Biagini, star della tivù (Bambole non c’è una lira!) e del cinema tra gli anni Sessanta e Settanta, quasi 30 film e una copertina di Playboy nell’81. ”Mi sono informata per una casa di riposo, ma con la pensione che ho nessuno è disposto a prendermi. per questo che ogni tanto prendo la mia coperta, il mio cane e vado per strada. Diciamo che mi sto allenando per quella che potrebbe essere la mia vita futura: una vita da barbona” […] La gente dice: guarda com’è ingrassata la Biagini. Sfido chiunque a non ingrassare quando al sola cosa che puoi permetterti di comprare, con 650 euro di pensione al mese, è un piatto di pasta”» (’La Stampa” 18/3/2009).