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 2003  ottobre 04 Sabato calendario

Intervista a Pippo Baudo: Il tratto principale del suo carattere. L’irrequietezza. Non sono mai calmo, sono sempre in tensione, anche in vacanza

Intervista a Pippo Baudo: Il tratto principale del suo carattere. L’irrequietezza. Non sono mai calmo, sono sempre in tensione, anche in vacanza. La qualità che preferisce in un uomo? La sincerità. E in una donna? Anche. Quel che apprezzi negli amici. La generosità. Sono figlio unico, ho bisogno di una vicinanza fraterna con gli amici, anche se mi piace l’amicizia critica, dialettica. Dunque, offro e chiedo molto. Quel che detesta di più. Non sopporto l’opportunismo. Il suo principale difetto. L’idea di essere sempre imperfetto. Prima di andare in onda ho spesso la tentazione di cambiare tutto. Ma poi è la beatitudine. La sua occupazione preferita. Il lavoro mi ha dato tutto e mi appaga. Il suo sogno di felicità. La felicità della musica, ma anche l’estasi e la pace della campagna in cui sono nato. Il momento della sua vita in cui è stato più felice? Il pomeriggio in cui mi chiamarono dalla Rai per dirmi che volevano vedermi. Ero tornato a casa un mese prima da Roma, dove ero andato per inseguire un sogno, nonostante lo scetticismo di mio padre. La sua paura maggiore? Ho paura della cattiveria. A volte mi sembra che l’uomo non ragioni più: vedo nel mondo delitti inimmaginabili, una guerra quotidiana non dichiarata. Che cosa possiede di più caro? I miei due figli. Uno l’ho riconosciuto tre anni fa: è il frutto di una vecchia relazione e grazie all’analisi del Dna mi sono ritrovato bipadre e nonno. Una bella scoperta che mi ha costretto a recuperare un rapporto dal nulla. C’è il gusto di cercarsi e di capirsi. Che cosa le è riuscito meglio nella vita? Sicuramente il lavoro. Quale sarebbe la disgrazia più grande. Sopravvivere ai miei cari. Che cosa avrebbe voluto essere? Direttore d’orchestra, non per niente ho sposato una cantante lirica. In me c’è un temperamento da protagonista ereditato molto probabilmente da mio padre, che era un avvocato penalista. Il luogo in cui vorrebbe vivere. Fuori dall’Italia scelgo Parigi: la trovo molto familiare e spaziosa. Il suo colore preferito. L’azzurro. Il fiore preferito. La zagara: ha un profumo che ti stordisce. L’autore in prosa che preferisce? Innanzitutto Sciascia: la sua contaminazione di sentimenti. Sono orgoglioso di essergli stato amico. Poi: Isabel Allende e la nostra Rosetta Loy; Scrivono benissimo. Il suo eroe? Ulisse. Mi piace il canto di Ulisse nella Divina Commedia: ”Fatti non foste...” E’ un inno al sapere, alla gioia di conoscere. La canzone che fischia più spesso sotto la doccia? Tante. Il repertorio di Sinatra. E poi Azzurro di Paolo Conte: si sente l’arria degli oratori di provincia, il caldo estivo nel paesi senza mare. E poi mi piace quella partenza in minore, che ha un colore particolare di abbandono. Come vorrebbe morire? Ci ho provato più volte, avendo subito sedici operazioni. Solo quest’anno ne ho fatte due. Il mio fisico ha costantemente bisogno di piccole rettifiche. Io non ho paura del dolore, dunque vorrei morire in piena coscienza, con il cervello lucido. Il suo motto; Un motto di volontà. L’alfieriano ”Evolvi, sempre evolvi”.