Aldo Grasso, "Corriere della Sera" 5/11/2003;, 5 novembre 2003
"Fine della metafora, fine dell’ideologia del calcio maschio, fine dell’ epos sportivo. Le parole creano mondi nuovi ma possono anche distruggerli
"Fine della metafora, fine dell’ideologia del calcio maschio, fine dell’ epos sportivo. Le parole creano mondi nuovi ma possono anche distruggerli. Forti (o deboli) della sentenza della Quarta sezione penale della Cassazione, gli allenatori dovranno ora rivedere preparazione atletica, sistemi di allenamento, dinamiche dei contrasti. Se per ogni gamba tesa si finisce in tribunale, il calcio andrà a gambe all’aria. Chi deciderà dell’intenzionalità del fallo, la giacchetta nera o l’ermellino? E nella perizia in tribunale la moviola avrà dignità di prova o varranno le testimonianze dei compagni? Biscardi diventerà un giudice della Suprema Corte? Tutte le volte che la giustizia ordinaria si è sostituita a quella sportiva (un patto d’onore sottoscritto dai tesserati per la creazione di un organo di autodisciplina) sono successi pasticci inenarrabili: l’ultimo è la serie B a 24 squadre, in pratica impiantata dal Tar di Catania. Certo l’entrata a gamba tesa non è un gran segno di sportività ed è infatti sanzionata dal cartellino rosso. Vogliamo inasprire la pena per scoraggiare il fallo? Vogliamo stipulare delle assicurazioni che risarciscano le vittime dello scontro? Sono tutte soluzioni percorribili, prima di entrare in un tribunale. Il calcio è pedata, un’attività pur sempre svolta coi piedi, per quanto nobile e idealizzata. Gianni Brera a volte usava il termine arcaico "piota" per sottolineare la protervia e la rudezza del tocco pedestre. E poi perché discriminare gli arti: gamba tesa è reato, mano tesa è filantropia. Non è giusto" (Aldo Grasso).