Simone De Clementi Macchina del Tempo, luglio 2003 (n.7), 4 novembre 2003
«Il sonno è un comportamento acquisito. Una cellula non dorme mai e se i pesci nuotano tutta la notte e i cavalli non dormono perché dovrebbe averne bisogno l’uomo?» sosteneva Thomas Alva Edison, grande insonne e inventore della lampadina a incandescenza
«Il sonno è un comportamento acquisito. Una cellula non dorme mai e se i pesci nuotano tutta la notte e i cavalli non dormono perché dovrebbe averne bisogno l’uomo?» sosteneva Thomas Alva Edison, grande insonne e inventore della lampadina a incandescenza. Un uomo senz’altro geniale, ma che sul dormire aveva certamente preso una cantonata. Perché tra le braccia di Morfeo l’uomo passa almeno un terzo della vita, 2.688 ore l’anno. Eppure non è tempo perso. La ricerca medica conferma che il sonno aiuta a rimanere giovani: dormendo, infatti, mettiamo a riposo i sistemi dell’organismo, come quello cardiovascolare, e permettiamo al sistema ormonale di regolarsi. Chi dorme poco, inoltre, è più vulnerabile alle malattie infettive, perché durante il sonno profondo vengono prodotte sostanze importanti per il sistema immunitario. La tendenza a dormire molto o poco, a essere cioè dormiglioni o nottambuli, dipende in buona parte dai geni, ma anche dalle abitudini. Perché tra lavoro, famiglia e divertimenti, un ritmo di 8 ore a notte sembra una rarità per molti. Solo in Italia sono almeno 12 milioni (uno su cinque) le persone che soffrono d’insonnia secondo Morfeo 2, un recente studio condotto dall’Associazione italiana medicina del sonno (Aims) che ha coinvolto 700 medici di medicina generale, 18 Centri specializzati e più di 11.000 pazienti. Il quadro che esce dallo studio è perfettamente in linea con i dati europei e dei Paesi occidentali e descrive un popolo d’insonni, di individui stressati e affaticati senza sapere il perché, incapaci nella maggior parte dei casi di gestire il loro problema. Se sono prevalentemente le donne e gli anziani a passare notti insonni, i disagi vanno via via aumentando anche tra i più giovani, addirittura nei bambini, come ha dimostrato un recente studio israeliano pubblicato su ”Child’s development”. I nostri ritmi di vita ci spingono poi a sottovalutare le conseguenze della cattiva qualità del nostro sonno, sempre meno tranquillo e meno ristoratore. Il problema è che il sonno è un fenomeno assai complesso sia dal punto di vista biologico sia dal punto di vista psichico e l’idea ingenua che lo descrive come un periodo d’inattività è assolutamente sbagliata. «Il sonno» spiega il professor Fabio Cirignotta, direttore dell’Unità operativa di neurologia all’Ospedale Sant’Orsola-Malpighi di Bologna, «non è una condizione omogenea, ma presenta una variazione continua dei vari parametri. In una notte si alternano diverse fasi che sono accompagnate da importanti modificazioni somatiche e vegetative». In una parola, mentre dormiamo accade una serie di fenomeni assai interessanti e curiosi. Da quando appoggiamo la testa sul cuscino si alternano quattro fasi di sonno non-Rem (N-Rem): le fasi 1 e 2, dette di sonno leggero, e le fasi 3 e 4, di sonno profondo. Nel sonno profondo si abbassa la pressione, diminuisce la frequenza cardiaca, il respiro è molto regolare. Si abbassa la funzionalità biologica del nostro organismo, che riduce al minimo i contatti con l’esterno, e nulla fa presagire quello che accadrà nella fase Rem del sonno, che compare circa dopo novanta minuti da quando ci addormentiamo. «Il sonno Rem, cioè la fase del sonno conosciuta come fase dei sogni e caratterizzata da movimenti oculari rapidi a palpebre chiuse» dice Cirignotta «è una vera e propria burrasca vegetativa. In questa fase, che dura dai dieci ai venti minuti, l’elettroencefalogramma è simile a quello della veglia, accelera il battito del nostro cuore, sale la pressione e la nostra respirazione si fa più affannosa. Si verifica anche un’inibizione motoria, che c’impedisce di muoverci. Una vera fortuna, altrimenti seguiremmo i nostri sogni con le azioni». Nella perfetta alternanza dei cicli di sonno (quattro o cinque per notte), le fasi Rem tendono ad allungarsi man mano che ci si avvicina al mattino. Ecco perché i sogni che ricordiamo più di frequente sono proprio quelli che facciamo poco prima di svegliarci. Tutto il nostro sonno, insomma, in apparenza così noioso e poco produttivo, è un grandioso alternarsi di episodi importanti per il nostro corpo e di un’intensa attività mentale che dura per tutta la notte. Ma c’è di più. Durante il sonno succedono anche altre cose, portate alla luce grazie agli studi compiuti in questi anni nei Centri del sonno. Per esempio si registrano in tutti i soggetti almeno dieci-dodici cambiamenti principali di posizione, che avvengono soprattutto nei cambiamenti di fase. Inoltre, durante la notte si verificano dei risvegli, anche frequenti, di cui solitamente non si conserva il ricordo. Il sonno, dunque, non è una parentesi insignificante, ma sembra essere a buon diritto una parte integrante della nostra vita. Spazziamo via gli equivoci. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) un sonno insufficiente o di cattiva qualità ha importanti effetti sul benessere psicofisico di un individuo. E l’insonnia, in particolare, non è una seccatura, ma una grave condizione di non salute che può trasformarsi in malattia. Infatti, se è vero che spesso convive con altre patologie (per esempio ansia, stress o depressione), in circa il venti per cento dei casi costituisce il disturbo primario. Alle vere e proprie insonnie bisogna aggiungere anche altri disturbi, come le apnee del sonno: interruzioni nel respiro causate dall’ostruzione delle alte vie respiratorie che gli addetti ai lavori chiamano confidenzialmente malattia dei grandi russatori. «Tutto inizia» spiega Cirignotta dopo che i nostri muscoli, durante il sonno, si rilassano. Il fenomeno interessa anche i muscoli delle prime vie respiratorie, e il piccolo passaggio tra la parte posteriore della lingua e la faringe va a chiudersi. Praticamente è come avere un tappo in gola: dopo alcuni secondi la respirazione diviene impossibile e si va in apnea. Le apnee possono durare anche trenta o quaranta secondi e si ripetono in continuazione durante la notte, fino ad arrivare ad alcune centinaia. La cosa curiosa è che i russatori si dimenticano di questi episodi e al mattino sostengono di aver dormito come angioletti. Gli effetti però si riscontrano nel corso della giornata, quando la sonnolenza è in agguato. Le persone che più spesso soffrono di questi disturbi sono gli adulti un po’ sovrappeso tra i 44 e i 55 anni, gli obesi e i bambini con grosse tonsille. Niente paura, però: si tratta di un problema che può essere risolto attraverso diete, asportazione delle tonsille e anche con l’impiego di speciali macchinette (Cipap) ideate per evitare le apnee. «Solo il 5 per cento degli italiani si rivolge al medico per curare questo genere di disturbi» osserva Cirignotta «sia il pubblico che i medici sottovalutano queste patologie, ma le ripercussioni sulla vigilanza diurna sono numerose e possono creare seri problemi». L’insonnia, che è da considerarsi una vera malattia sociale, può infatti portare a costi economici e sociali molto rilevanti oltre che a disagi individuali. «Non dobbiamo dimenticare che più del 15 per cento degli incidenti stradali è dovuto all’insonnia» continua Cirignotta «e una percentuale compresa tra il 2 e l’8 per cento di questi soggetti deve le sue sventure a un colpo di sonno». Si devono considerare poi gli incidenti sul lavoro e le perdite economiche dovute a un rendimento lavorativo scadente. I soggetti che soffrono di insonnie importanti si assentano dal lavoro il doppio delle volte rispetto ai colleghi che dormono sonni tranquilli e sono meno produttivi, più suscettibili e disattenti. A lungo andare, le ricadute sulla salute possono essere devastanti: non solo ci si sente dei relitti, ma aumenta anche il rischio d’infarto. Per conto dell’Heart Study Group di Fukuoka, in Giappone, Ying Liu ha condotto un’indagine su 260 uomini colpiti da infarto acuto ricoverati in una ventina di ospedali. I dati ricavati sono stati confrontati con quelli prove- nienti da 445 persone sane, simili agli infartuati per età e altre caratteristiche, scelti con una procedura rigorosa fra i vicini di casa perché fossero esposti alle stesse condizioni ambientali. A prescindere dall’età e da ogni altro fattore di rischio noto, come un alto consumo di tabacco e alcol, dormire meno di cinque ore per notte più di due volte la settimana e lavorare abitualmente molto più di 40 ore alla settimana, con poche giornate intere, intese come giornate solari di ventiquattr’ore, di pausa, predispone a un primo infarto. In particolare, chi lavora di norma più di 60 ore alla settimana ha un rischio d’infarto doppio rispetto a chi lavora 40 ore o meno; per chi due o più volte alla settimana non raggiunge le cinque ore di sonno per notte, il rischio è compreso fra il doppio e il triplo. Le stesse relazioni interpersonali diventano a rischio e ne può risentire anche la vita famigliare. Il nostro corpo non regge: ogni ora sottratta a Morfeo si paga, recuperare diventa poi sempre più difficile. Non è però importante solo la quantità di ore dormite, variabile da persona a persona, ma anche la qualità del sonno. C’è infatti chi si sente perfettamente in forma dopo quattro o cinque ore di sonno e chi dopo otto ore si risveglia a pezzi. Come dire che abbiamo dei parametri generali, ma ogni individuo ha i suoi bisogni che vanno assecondati. Dormire, è bene ricordarlo, è una esigenza primaria. E, se si può resistere qualche settimana senza mangiare e qualche giorno senza bere, la deprivazione di sonno ha tempi assai più ridotti. Dopo due giorni senza sonno, si vive una situazione di vera tortura dove ogni occasione è buona per dormire, anche a occhi aperti. Non esiste stimolazione che regga. Ma ci sono categorie di lavoratori che per vari motivi sono più esposti a essa e ai disturbi del sonno in generale. Stiamo parlando dei turnisti, quelle persone che a causa del proprio lavoro sono costretti a modificare frequentemente il loro ciclo di sonno. Le difficoltà infatti non sorgono tanto perché si è co- stretti a prendere il giorno per la notte (ci si abitua facilmente a vivere con tempi diversi), ma soprattutto perché si cambiano turni a rotazione, particolare che spezza l’equilibrio del nostro organismo. Questi lavoratori vivono in una condizione di disagio paragonabile a quella provocata dal jet lag, senza bisogno di spostarsi. Ma se un turista può recuperare le fatiche di un viaggio in pochi giorni, questi lavoratori non riescono a riequilibrare il loro organismo semplicemente perché sono sottoposti a un jet lag continuo. L’alterazione continua dei ritmi circadiani porta a una condizione di logoramento che protratta negli anni conduce a disturbi che non devono essere sottovalutati. Secondo vari studi dal quaranta all’ottanta per cento di essi infatti dichiara di avere difficoltà a dormire. Oltre ai turnisti delle grande aziende, appartengono a questa categoria anche poliziotti, medici, pompieri, militari, controllori di volo e, ovviamente, i piloti e gli assistenti di volo delle rotte intercontinentali. Un’altra categoria particolare di turnisti è data dal popolo delle discoteche. Le cause degli incidenti del sabato sera sono varie, ma spesso è la sonnolenza il vero killer che, combinandosi con l’alta velocità o l’alcol, produce effetti devastanti. vero che dormire troppo fa male? «La risposta corretta» spiega Cirignotta «è che il troppo sonno è superfluo, un lusso per il nostro corpo. Se dormiamo di più possiamo rimanere intontiti per l’intera giornata, ma niente più. Certo il discorso cambia se il troppo sonno è sintomo di una patologia». Alcuni test sugli animali e sull’uomo presentati all’annuale convegno dell’American Association for the Advancement of Science di Boston rivalutano la vecchia idea che una buona notte di sonno sia essenziale per i meccanismi dell’apprendimento. Robert Stickgold, del Massachusetts Institute of Technology: «Durante il sonno il nostro cervello s’impegna in un processo di ripetizione, ristrutturazione e riclassificazione di quanto ha registrato, in modo da funzionare meglio il giorno seguente». Ad esempio è già stato provato che i giovani uccelli ripetono mentre dormono il canto che hanno appena imparato: «I loro neuroni» spiega Stickgold «che erano attivi nei primi tentativi di canto, si ”accendono” anche durante la notte, come se il cervello ripetesse i toni. Gli uccellini, cioè, sognano di cantare». Il team di Stickgold ha fatto un esperimento analogo coi topi: «Se si sono mossi in un labirinto per tutto il giorno, durante la notte il loro cervello replica esattamente i segnali elettrici tipici del movimento». I ricercatori hanno anche utilizzato cavie umane: «Abbiamo allenato un gruppo di volontari a una serie di attività che richiedono destrezza e precisione (per esempio inserire molto velocemente spine in una presa, chiavi in una serratura, eccetera). Poi gli abbiamo chiesto di ripetere gli stessi esercizi dopo una notte di sonno. Risultato: la loro abilità manuale era migliorata in media del 20 per cento. Negli stessi volontari, dopo una notte insonne, la qualità degli esercizi tornava a essere quella dei principianti». Sembra un paradosso, ma nei casi di disturbi del sonno la parte più difficile è proprio la diagnosi. «Con una corretta diagnosi» osserva Cirignotta «oggi siamo in grado di risolvere la maggior parte dei problemi dei pazienti. interessante notare che il 40% degli insonni ha paura di assumere farmaci. Questo è un dato importante, su cui occorre fare molta chiarezza. Se è bene ricorrere a farmaci solo nei casi realmente necessari e sotto controllo medico, non bisogna però cadere nell’errore opposto, rifiutando sempre la terapia farmacologica. Oggi si usano in prevalenza ipnotici con emivita breve (3-4 ore) e anche gli effetti collaterali sono molto diminuiti. Piuttosto, bisogna prendere la decisione di mettersi nelle mani di uno specialista, che può essere a seconda dei casi uno psichiatra, uno psicologo o un medico attivo in un Centro di medicina del sonno riconosciuto». Tuttavia siamo circondati da continue novità. Pensiamo alla pillola che tiene svegli per 48 ore, come è stata presentata dai mass media. «Si tratta del modafinil», spiega il professore bolognese, «una molecola di sintesi che ha sostituito le anfetamine con i loro gravi effetti collaterali. Io raccomando però la prudenza: si tratta di un farmaco con effetto risvegliante che va prescritto in caso di narcolessia, ma l’espansione dell’uso e del mercato per altre indicazioni (come la somministrazione ai turnisti, ai militari, o semplicemente a chi ne vuole fare un uso edonistico per passare delle notti in bianco) deve essere preceduto da altre ricerche e sperimentazioni». Oltre alle pastiglie, vi è la possibilità di ricorrere a terapie comportamentali, al training autogeno e alla psicoterapia, e ad alcuni sistemi alternativi, come l’agopuntura e la fitoterapia. Ma è utile soprattutto una corretta igiene del sonno, capace di prevenire futuri problemi. In particolare, i bambini hanno bisogno di regole e di orari precisi, altrimenti non solo divengono nervosi e intrattabili, ma perdono lucidità e capacità di apprendere. L’idea di mandare i piccoli a nanna dopo il Carosello non è solo un vecchio fatto di costume, ma la risposta a un’esigenza di benessere che bisognerebbe recuperare. Simone De Clementi