Patrizia Longo Macchina del Tempo, luglio 2003 (n.7), 4 novembre 2003
Il tradimento e l’abbandono possono essere traumi difficili da superare. Tanto da meritare un risarcimento dei danni: nel giugno 2002 il tribunale civile di Milano ha riconosciuto a una donna poco più di cinquemila euro per i danni psichico-emotivi causati dal divorzio, perché il comportamento del coniuge era stato particolarmente grave e lesivo della dignità della persona e della famiglia
Il tradimento e l’abbandono possono essere traumi difficili da superare. Tanto da meritare un risarcimento dei danni: nel giugno 2002 il tribunale civile di Milano ha riconosciuto a una donna poco più di cinquemila euro per i danni psichico-emotivi causati dal divorzio, perché il comportamento del coniuge era stato particolarmente grave e lesivo della dignità della persona e della famiglia. Il marito, infatti, era ritornato sulla decisione di fare un figlio e aveva abbandonato la moglie, durante la gravidanza, con atteggiamenti sprezzanti. La sentenza, la prima del genere in Italia, ha aperto una nuova strada nelle aule del tribunale. «Il danno da adulterio è un’ipotesi che si sta affacciando sempre più nelle cause di separazione» spiega l’avvocato Cesare Rimini, esperto in diritto di famiglia. Tuttavia i giudici esaminano queste richieste con grande cautela. Il risarcimento può essere riconosciuto per il danno biologico, se l’infedeltà ha causato una compromissione della salute psichica, come una grave depressione, oppure per il danno esistenziale, causato dalla violazione del diritto di ognuno a una vita serena» aggiunge Rimini. Un esempio? I tradimenti plateali, nel proprio giro di conoscenze, magari con la migliore amica di lei o il migliore amico di lui. Tutto, nelle aule del tribunale, è analizzato in ogni più piccolo aspetto. E per alcuni coniugi può scattare un meccanismo di transfert: si cerca una rivincita davanti al giudice, quando la separazione è vissuta con grande sofferenza. Ma la sofferenza può spingere anche a un atteggiamento di acquiescenza: pur di non sentirne più parlare, si è disposti ad accettare qualsiasi cosa. Nell’uno e nell’altro caso, fondamentale è il ruolo del proprio legale di fiducia, che deve sorreggere chi è depresso o eccessivamente reattivo. «L’avvocato non deve diventare uno psicologo», avverte Cesare Rimini, «ma deve avere una grande attenzione per quello che succede nella testa delle persone, che è quasi più importante degli aspetti economici di una causa».