Alessandro Calderoni Macchina del Tempo, luglio 2003 (n.7), 4 novembre 2003
Follia e atto criminoso si miscelano a menadito con paura e humour per garantire quella narrazione tesa e imprevedibile che tanto piace al grande schermo
Follia e atto criminoso si miscelano a menadito con paura e humour per garantire quella narrazione tesa e imprevedibile che tanto piace al grande schermo. Così addirittura Luis Buñuel può permettersi nel 1974 di far sparare un cecchino sulla folla, ne ”Il fantasma della libertà”, pur ottenendo un risultato grottesco. E se la memoria ossessiva del reduce di guerra tormenta il ”Taxi Driver” De Niro inaugurando un genere con il celebre film di Scorsese, Jack Nicholson, che perde il senno nell’Overlook Hotel di ”Shining”, diventa un’icona della follia omicida. Solo negli anni Novanta la follia abbandona sorrisi satanici e deliri schizoidi per assumere i panni normali e rassicuranti di un uomo bloccato in un ingorgo stradale, che scende e passeggia lasciando sul percorso una scia di sangue. la rivoluzione di ”Un giorno di ordinaria follia” di Joel Schumacher. Ma può anche essere la normalità ingannevole del commesso Robin Williams, che in ”One hour photo” si innamora ossessivamente di una famiglia. Fino al recente ”L’avversario” con Daniel Auteuil, la storia vera di un medico che fa strage della propria famiglia quando si scopre che non è mai stato medico.