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 2003  novembre 04 Martedì calendario

BAVA

BAVA Lamberto Roma 3 aprile 1944. Regista. «La collaborazione con ”il genio artigiano” del padre Mario condiziona, nel bene e nel male, tutti i suoi film. Il suo si configura così come un cinema di imitazione, diviso fra la ricezione delle illuminazioni stilistiche del genitore, basate sulla suggestione della paura, e l’adesione agli eccessi dichiaratamente truculenti dell’horror per teenager. Ne risulta un ibrido che, pur di buona fattura e arricchito da citazioni, non riesce a prendere un respiro autoriale e resta al servizio di un genere sempre più popolare, dove è facile trascurare l’ispirazione per mettersi a sfornare cloni. Fra i suoi film: Demoni (1985), Demoni 2 (1986), Le foto di Gioia (1987)» (Cinema, a cura di Gianni Canova, garzanti 2002). «Un cognome che racchiude già in sé una ”formula” macabra, perché conserva l’eredità del padre Mario, maestro dell’horror italiano degli anni ”60 (amatissimo anche negli Usa) e, nel presente, è associato ai suoi film del terrore (da Demoni al remake del cult paterno La maschera del demonio) fino alla collaborazione con autori del brivido come Argento, Soavi e Chiesa [...] ”In ogni film horror ci sono elementi basilari, tipici del genere, che possono essere variamente assemblati: la musica, l’effetto speciale, il rumore. Ma per fare il film o il quadro perfetto serve innanzitutto l’arte o un lampo di genio [...] Ognuno di noi possiede i propri ”ingredienti’ ma li tiene segreti: Argento legge l’anima del thriller seguendo costanti psicanalitiche, mio padre ricorreva all’immaginario popolare e fantastico e io gioco sulla claustrofobia [...] Il colpo di scena, l’attesa della paura che viaggia su sensazioni particolari. Ma è tutto nella sceneggiatura: una storia bellissima può dare vita ad un bruttissimo film, ma non avviene mai il contrario”» (b. n., ”la Repubblica” 7/8/2004) • «’Io a casa da solo non ci sto volentieri, guardo sempre sotto i letti, controllo gli armadi, chiudo bene le porte. E ho tante fobie che non posso confessare”. Parole che suonano strane dette da Lamberto Bava, autore di film come Macabro, Demoni, Morirai a mezzanotte e Dentro il cimitero. Ma per lui ”è normale, anche Dario Argento è pauroso, perché la paura, se la vuoi raccontare e comunicare, la devi sapere, devi conoscere quella scarica di adrenalina. Che però per me è sempre positiva, legata al fantastico non alla realtà della cronaca. Quando mi hanno offerto un film sul mostro di Firenze ho rifiutato”. [...] figlio - anzi nipote - d’arte [...] ”[...] Mio nonno Eugenio era di Sanremo, faceva lo scultore, tombe, marmi per le macellerie, e quando capitò la Pathé e gli chiese un caminetto per un film si innamorò del cinema e andò a Torino e negli anni Venti fu uno degli operai dell’industria che nasceva. Di lui mi è rimasta una sceneggiatura, una cinepresa Prevost e una Mitchell, che usava anche mio padre, la chiamava ”mia sorella’”. Mario Bava, il padre di Lamberto, maestro dell’horror riconosciuto in tutto il mondo, capace di inventare effetti da brivido con mezzi elementari, è scomparso nel 1980. ”Papà creava mostri con la carne tritata, con qualche chilo di pasta faceva una nave. Il primo film che feci come suo assistente fu Terrore nello spazio, al teatro 5 di Cinecittà. Vuoto, c’era solo la gamba di un’astronave, sei rocce, un po’ di sabbia e tanti sassi che papà faceva cadere davanti alla macchina da presa. Il principio che ho ereditato da lui è che il trucco più è semplice più va bene”. Bava jr, autore di circa 35 regie - alcune firmate come John Old jr. (’mio padre era J. Old, quando in Italia facevamo gli americani”), il digitale lo conosce, l’ha usato per The torturer (’un film del 2005 uscito in Dvd”) [...] Il digitale, dice Bava, è il futuro, anche se ancora non funziona nelle scene con i contrasti. Si risparmia molto, con la pioggia per esempio. Oggi basta bagnare le strade e gli attori, la pioggia la mette il computer. E il coltello. Prima quello di gomma era un po’ ridicolo, dovevi nasconderlo nelle pieghe della camicia e se spingevi troppo l’attore poteva farsi male, oggi l’assassino ha in mano il manico, la lama si mette dopo”. Dopo la collaborazione con Dario Argento e il successo personale negli anni Ottanta - ”Mi hanno voluto bene anche i critici, forse perché avevano trattato troppo male mio padre” - Bava per 15 anni ha lavorato per la tv, a cominciare dalla serie Fantaghirò. ”Mi ero scocciato delle donne inseguite dal coltellone, mi divertivano le favole fantastiche, anche perché andando a prendere a scuola mio figlio di sei anni dopo il primo Fantaghirò ci fu un coro dei suoi amichetti: ”Ce ne fai un altro?’. Quando con la televisione non mi sono sentito più libero, sono tornato sulla mia strada. [...] Per me gli elementi della paura sono i luoghi chiusi, poi gli animali, i bambini e le donne che, essendo più fragili, stimolano di più la sensibilità degli spettatori. [...]”» (Maria Pia Fusco, ”la Repubblica” 15/6/2006).