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 2003  novembre 03 Lunedì calendario

Per Andrea Cantile, cartografo direttore dell’Istituto geografico militare e curatore della mostra ”Leonardo, genio e cartografo” aperta in questi giorni ad Arezzo, «Leonardo pur non essendo stato un cartografo, nel senso in cui lo si intendeva all’epoca, raggiunge risultati che segnano indiscutibilmente la storia della cartografia mondiale»

Per Andrea Cantile, cartografo direttore dell’Istituto geografico militare e curatore della mostra ”Leonardo, genio e cartografo” aperta in questi giorni ad Arezzo, «Leonardo pur non essendo stato un cartografo, nel senso in cui lo si intendeva all’epoca, raggiunge risultati che segnano indiscutibilmente la storia della cartografia mondiale». La sua inesauribile curiosità lo porta anche a cercare di risolvere il problema della rappresentazione bidimensionale, sulla carta, della sfera terrestre, che troverà soluzione solo tra XVIII e XIX secolo. Ma soprattutto il suo apporto è decisivo per quel che riguarda la tecnica cartografica: «Tra le più importanti novità ci sono le soluzioni introdotte da Leonardo nella rappresentazione del territorio, con l’efficace metodo impiegato nella delineazione delle masse orografiche». Fino a quel momento sulle mappe i rilievi venivano rappresentati in modo generico, con un simbolo noto come ”mucchio di talpa”. Leonardo le riproduce con forme e proporzioni tali da consentire l’individuazione delle valli, le effettive distribuzioni delle masse e l’andamento dei corsi d’acqua. Non solo, sfrutta per la prima volta nelle mappe luci e ombre, utilizzando lo sfumo, e conferendo così alla rappresentazione una tridimensionalità senza precedenti (nella foto la ”Carta della Valdichiana”, di proprietà della regina d’Inghilterra e in mostra ad Arezzo). «L’uso del colore è poi geniale», conclude Cantile, «per l’introduzione di un’ulteriore tecnica di rappresentazione che sintetizza mirabilmente il concetto di ”più scuro più alto” che la cartografia adotterà molto tempo dopo e che rimarrà invariato fino ai nostri tempi».