Paola Andena Macchina del Tempo, luglio 2003 (n.7), 3 novembre 2003
«Non si può dire», afferma Cecilia Frosinini, vice direttrice del settore dipinti e direttrice del settore disegni all’Opificio delle pietre dure di Firenze, «che Leonardo sia stato un innovatore nel disegno
«Non si può dire», afferma Cecilia Frosinini, vice direttrice del settore dipinti e direttrice del settore disegni all’Opificio delle pietre dure di Firenze, «che Leonardo sia stato un innovatore nel disegno. Strumenti, materiali e tecniche sono rimasti molto simili per secoli, e Leonardo ha appreso nella bottega del Verrocchio a disegnare utilizzando tecniche sperimentate. stato però uno dei pochi a sistematizzare il suo approccio alla pittura con un volume, il ”Trattato della pittura”, in cui faceva un compendio delle procedure conosciute aggiungendovi le ultime tecniche provenienti dalle vigorose botteghe fiorentine. Leonardo ha certamente contribuito a introdurre tecniche nuove come la prospettiva, del resto già utilizzata da architetti come Brunelleschi e da pittori come Piero della Francesca. Ma contribuisce anche all’introduzione di tecniche nuove di pittura, in particolare la pittura a olio. «L’olio», prosegue la dottoressa Frosinini, «permetteva di realizzare sfumature e gradazione del colore, e quindi di rappresentare la realtà tridimensionale molto meglio di quanto non fosse possibile con la tempera, usata fino ad allora. Leonardo poté così introdurre la cosiddetta prospettiva aerea, che non si basava più su un concetto geometrico di prospettiva, come se si guardasse il paesaggio da una finestra, ma riproduceva la perfetta tridimensionalità, con quella che Leonardo chiama l’atmosfera. Si accorse infatti che gli oggetti distanti erano immersi in una luce più azzurra, e in molti quadri sfruttò questo artificio per rendere la distanza». «Ma Leonardo, nel bene o nel male, fu soprattutto un artista moderno nel suo approccio al rapporto con il committente, che voleva un artista-artigiano affidabile e serio. Leonardo, con grande scherno dei colleghi, sperimentava tecniche pittoriche a non finire, come nuovi miscugli o processi per fissare il colore su muro o su tavola. Un esempio è l’affresco dell’Ultima cena, che anche adesso cerchiamo di salvare dal degrado. Per questa sua inaffidabilità non era particolarmente amato a Firenze. A Milano invece, alla corte degli Sforza, ebbe molta fortuna. Come in altri campi, Leonardo era forse troppo avanti rispetto ai suoi tempi».