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 2003  novembre 03 Lunedì calendario

L’architettura di Leonardo è estremamente innovativa per il suo tempo. Ce lo spiega l’architetto Massimiliano Fuksas: «Leonardo ha una cultura dell’utopia in architettura

L’architettura di Leonardo è estremamente innovativa per il suo tempo. Ce lo spiega l’architetto Massimiliano Fuksas: «Leonardo ha una cultura dell’utopia in architettura. stato innovativo nelle strutture che ha ideato, come la scala a doppia rivoluzione di Chambord, una scala a doppia elica curiosamente molto simile alla struttura del Dna. L’entrata e l’uscita sono in punti opposti, e quindi si può utilizzare nei due sensi. Anch’io ho utilizzato questa scala. Leonardo però ha avuto soprattutto un’influenza fortissima nella logica compositiva dell’architettura del tempo. Bramante per esempio deve molto a Leonardo. Non solo, Leonardo è stato probabilmente uno dei primi urbanisti, perché ha anche pensato profondamente alla città ideale». Per gli architetti del tempo, la città ideale avrebbe dovuto essere una città perfetta, razionale e assolutamente ordinata. Il suo piano doveva essere tracciato con riga e compasso, la pianta doveva necessariamente essere geometrica. Una città intellettuale e astratta, che nei trattatisti dell’epoca, da Leon Battista Alberti a Filarete, a Francesco di Giorgio Martini, ritorna spesso. «Secondo Leonardo», prosegue Fuksas, «doveva avere una pianta centrale, un po’ come la moderna Palmanova. Anche qui l’influenza della sua passione e della conoscenza della natura si fanno sentire. Al contrario della cultura quattrocentesca, profondamente umanista, in cui cioè l’uomo era la misura di tutte le cose e quindi anche la città doveva partire dall’uomo, Leonardo pensava che il luogo dove abitare dovesse essere un’unione di natura, città e spettacolo, elementi che entrano quindi a far parte dell’architettura a partire da lui». Tra i progetti più interessanti di Leonardo c’è anche un ponte dalla struttura curiosa. Disegnato nel 1512 per il sultano Bajazet II di Costantinopoli, il ponte avrebbe dovuto, con una singola campata, scavalcare i 240 metri del Corno d’oro, in Turchia, nei pressi del Bosforo. Mai realizzato, ha però dato ispirazione al pittore norvegese Vebjørn Sand per la costruzione di un ponte più piccolo ma altrettanto elegante. Finito di costruire nel 2001 nei pressi della cittadina di s, in Norvegia, il ponte, secondo Sand, «unisce il passato al presente, ed esprime il più grande e più bello degli aspetti dell’arte e della scienza del Rinascimento».