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 2003  novembre 03 Lunedì calendario

Leonardo ha lasciato disegni di ritratti, caricature, figure bizzarre. Volti che spesso venivano poi ripresi nei suoi dipinti

Leonardo ha lasciato disegni di ritratti, caricature, figure bizzarre. Volti che spesso venivano poi ripresi nei suoi dipinti. Ma come possiamo interpretare il suo alterno gusto per il sublime e il grottesco? «Anche in questo Leonardo era un innovatore», spiega Luigi Anolli, docente di psicologia della comunicazione all’Università Cattolica di Milano. «Sia i ritratti sia le caricature hanno qualcosa in comune: sono indeterminati, plurivoci, indecifrabili. Proprio come il più famoso dei ritratti leonardeschi, la Gioconda. Osservando i due volti umani non caricaturali (figure 1 e 2), notiamo come la loro espressione non possa essere definita con precisione. L’uomo potrebbe essere preoccupato, perplesso, teso, serio. La donna è raffinata, seria, ma anche serena. Leonardo lascia così la responsabilità dell’interpretazione dei volti al fruitore. La modernità dell’arte di Leonardo sta proprio nel fatto che il volto non rappresenta solo le emozioni, ma anche altri stati d’animo. Il volto non è semplicemente uno specchio in cui appaiono rabbia o gioia, ma diventa in questi ritratti un sistema di comunicazione complesso. Proprio come è stato dimostrato in questi ultimi secoli da tutti i profondi osservatori del volto umano. Questa sua abilità gli deriva da una straordinaria capacità di osservazione della natura che, pur presente in altri artisti, raggiunge l’apice con Leonardo». E per quanto riguarda i due disegni grotteschi, caricaturali? «Il ritratto maschile», prosegue Anolli osservando la figura 4, «è una specie di unione tra un uomo e una scimmia, col naso rincagnato e le labbra sollevate. La donna (figura 3) deriva la sua deformità dal volto contratto e dal contrasto con l’innaturale crocchia di capelli sollevati verso l’alto. Con questi schizzi, Leonardo voleva forse dimostrare fin dove si può arrivare nell’antiestetico; voleva capire fino a che punto la comunicazione comprensibile era compatibile con l’espressione umana. Fino ad arrivare oltre il normale, si potrebbe dire al paranormale. Questi volti deformati non comunicano solo emozioni primitive, proprie delle zone più profonde e antiche del cervello, ma anche stati mentali superiori, caratteristici della parte più evoluta del cervello umano, la corteccia».