3 novembre 2003
Tags : Wim. Delvoye
Delvoye Wim
• Nato a Wevik (Belgio) nel 1965. Artista. «Molti forse lo ricordano per la betoniera in legno di tek che campeggiava alla prima Biennale di Venezia targata Zseeman [...] nella stessa stanza dove brandelli di Cattelan affioravano dalla sabbia: Wim Delvoye aveva proposto alla maniera degli antichi maestri intarsiatori la riproduzione uno a uno di una macchina per impastare il cemento, creando un oggetto ”altro”di grande suggestione. [...] Gioca spesso a riutilizzare stravolgendoli elementi della tradizione delle Fiandre: si apre ad esempio con due porte da calcio dove al posto delle reti ci sono vetrate con scene tradizionali, come dire che quelle immagini di fornai e ricamatrici, bottai e contadini che han fatto grande la pittura fiamminga devono andare in frantumi. La tradizione ritorna nelle bombole da gas di ceramica bianca, che portano dipinti mulini a vento e velieri nordici. [...] Minuziose mappe di paesi inesistenti e [...] grandi fotografie in cui i piccoli messaggi quotidiani (’vado a mangiare una pizza, torno tra dieci minuti”), vengono scolpiti sulla pareti di montagne o colline. Le vetrate delle Chiese capisaldi dell’architettura gotica vengono invece dissacrate in un’altra installazione dove al posto delle scene di vita sacra ci sono immagini pornografiche. Pornografia ”depotenziata”che ritroviamo in una sorta di manuale di educazione sessuale realizzato attraverso radiografie dove sono gli scheletri a compiere ”atti osceni”.Un’infantile [...] vena scatologica che si intreccia con una riflessione sull’arte, già esplorata da Manzoni, lo porta poi a proporre Cloaca Turbo. [...] Una macchina ipertecnologica (sembra una sequenza di lavatrici) che riproduce le funzioni dello stomaco e dell’intestino: la si alimenta con cibo vero e lei produce su un nastro bianco piccoli cumuli marroni. Quello che Manzoni con la sua Merda d’artista, realizzava in chiave artigianale, oltre quarant’anni fa, Wim Delvoye ripropone oggi in chiave industrial-tecnologica» (Rocco Moliterni, ”La Stampa” 3/11/2003).