Varie, 2 novembre 2003
Tags : Michael Howard
Howard Michael
• Llianelli (Gran Bretagna) 7 luglio 1941. Politico. Ex leader dei conservatori (dal novembre 2003 al dicembre 2005) • «È ebreo, ha sposato una modella che stava sulle copertine di “Vogue”. [...] L’uomo che, da ministro degli Interni, gridò che “le carceri funzionano”, per dire che la galera è un buon deterrente. Offese la magistratura, allora, quando ordinò un processo per omicidio in una corte da adulti a due bambini di dieci anni, e poi impose una pena di 25 anni: Abuso di potere, sentenziò l’Alta Corte. Howard non ama l’Europa di Bruxelles, è contrario all’aborto, diffida degli omosessuali. Pinochet, disse, non andava arrestato. [...] Prendiamo il fatto che sia ebreo: uno penserebbe che nella tollerante Inghilterra questo dettaglio anagrafico non faccia differenza. Invece è enfatizzato, Howard è definito “un pioniere” perché (a parte Disraeli, che era battezzato) è il primo ebreo, anzi “il primo membro di una minoranza etnica”, che diventi leader di un grande partito. Naturalmente il ghiaccio era già stato rotto dalla Thatcher, che aveva cinque ministri ebrei: “Nel governo c’è più gente dall’Estonia che da Eton”, s’ironizzava. Ma forse c’è una ragione per marcare il raggiungimento di tale traguardo, ed è la sottile vena di antisemitismo che, pure in Gran Bretagna, permane. Nato in Galles, Howard è figlio di un rifugiato politico che arrivò dalla Romania: così il “Mirror” lo ha dipinto come Dracula, altri hanno notato che i Tories si scelgono un capo “che discende dalla Transilvania”, e perfino l’etichetta appiccicatagli dalla rivale Anne Widdecombe (“C’è in lui qualcosa di notturno”) poteva non essere del tutto innocente. E tuttavia, com’è ovvio in un’epoca dove l’immagine conta più della realtà, sarà Sandra, la donna che gli sta a fianco, la carta nella manica di Howard. Nell’epoca di Hillary e Cherie, una donna che ha imparato a muoversi nel mondo posando per fotografi come David Bailey e Norman Parkinson non passa [...] inosservata. Sandra Paul, figlia di un pilota della Raf, aveva 18 anni ed era bellissima, quasi una Grace Kelly meno esile, quando fu notata nel centro di Londra da un produttore tv e avviata alla carriera di mannequin. Per alcuni anni, da “Vogue” a “Harpers” , fu ciò che oggi si chiama una top model: anzi, la top model dell’epoca. Ma al successo non corrispondeva la felicità: sposò Robin Douglas-Home, poeta e pianista, figlio del futuro premier conservatore, un uomo fragile che le diede un figlio, ma che con l’infedeltà mandò il matrimonio sugli scogli (e, tre anni dopo il divorzio, si tolse la vita). E poi, quasi con ansia, questa donna ammirata ma forse insicura si sposò altre due volte, in successione, fin quando [...] incontrò a un ballo un giovane avvocato di belle speranze, Michael Howard. Lui scoprì che lei non aveva mai letto Francis Scott Fitzgerald, l’indomani le mandò una copia di Tenera è la notte, iniziò a invitarla, logorando la resistenza dei suoi “Non posso, sono sposata”, finché lei cedette. Divorziata, lo prese come quarto marito: da lui ha avuto due figli, e non l’ha più lasciato» (Alessio Altichieri, “Corriere della Sera” 2/11/2003). «Figlio di immigrati rumeni, è il primo ebreo a guidare uno dei grandi partiti britannici. [...] Per essere l´uomo che dovrebbe dare ai conservatori un futuro, riportandoli a Downing Street, ha un passato ingombrante. Membro dell´elitaria "mafia di Cambridge", dove si laureò in legge, a lungo ministro nei governi della Thatcher e di Major, ha sempre militato nella corrente più estrema del partito. Aveva fama di duro: “Il carcere funziona”, era il suo motto da ministro degli Interni. Un suo vice gli appiccicò una fastidiosa etichetta: disse che Howard ha “un lato oscuro”. Mettendo insieme i genitori della Transilvania, il carattere tenebroso, il suo sostegno a una impopolare tassa cancellata dai governi successivi, i tabloid lo hanno soprannominato “Dracula”: nelle caricature lo ritraggono nei panni di un vampiro. [...] Consapevole dei propri limiti, lui cerca di rifarsi un´immagine: “Ho meditato sugli errori, sono cambiato, cambierò anche il partito”, ha promesso [...] dopo la nomina, ottenuta convincendo i notabili dei Tory ad appoggiarlo. Ora Howard assicura che i conservatori rappresenteranno “tutti gli inglesi”: ovvero cercheranno voti al centro, il terreno su cui si vincono le elezioni. Ma per riuscirci, non basta volerlo. Pur riconoscendogli abilità oratoria ed esperienza, i commentatori predicono che sarà l´ennesimo leader "di transizione", al massimo capace di ottenere una sconfitta onorevole alle legislative del 2006. Del resto l´opinione dominante è che la crisi dei conservatori non dipenda tanto dall´uomo che li dirige, quanto dall´identità del partito. [...] un competent loser, un perdente di qualità, come lo definisce il “Times”» (Enrico Franceschini, “la Repubblica” 7/11/2003).