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 2003  novembre 01 Sabato calendario

«Per dare un’idea della bellezza incomparabile dei tesori del museo di Baghdad bisognerebbe fare come voi di ”Macchina del Tempo” con le foto ingrandite al microscopio del particolare di un fiore o di una cellula messo a confronto con le foto di stelle, pianeti, galassie

«Per dare un’idea della bellezza incomparabile dei tesori del museo di Baghdad bisognerebbe fare come voi di ”Macchina del Tempo” con le foto ingrandite al microscopio del particolare di un fiore o di una cellula messo a confronto con le foto di stelle, pianeti, galassie. Insomma: la bellezza dell’infinitamente piccolo e dell’infinitamente grande, la bellezza di piccoli gioielli in oro e avorio e la bellezza eroica del corteo regale di Nimrud, un’opera che sfida la perfezione dell’arte classica». Vittorio Sgarbi, ex sottosegretario ai Beni Culturali, ma soprattutto straordinario critico d’arte, del Museo di Baghdad, visitato in circostanze turbolente nella primavera del 2000, conserva una doppia emozione: la monumentalità e la potenza straripante delle grandi sculture e dei bassorilievi come quel corteo regale che accoglie il visitatore nella prima sala sono paragonabili, dice, solo ai rilievi di Persepoli, e la raffinatezza, la cura del dettaglio, l’impressionante delicatezza di ori, monili e avori non hanno nulla da invidiare alla perfezione orafa di un Benvenuto Cellini. «Baghdad», ricorda Sgarbi, «è molto di più di un museo ”patrimonio dell’umanità”, secondo la formula dell’Unesco; Baghdad con le sue sale disadorne e le sue vetrine da entomologi dell’antichità, senza nessuna concessione alla ricostruzione e alla spettacolarizzazione dei percorsi narrativi, è come il nocciolo duro dell’avventura culturale dell’uomo; trasmette un vago senso del divino, del divino che è nella nostra storia fin dall’alba della civiltà». I tesori di Ur, le maschere d’oro, gli avori, i gioielli lavorati con una definizione e una minuzia che neanche nell’arte bizantina, e insieme le grandi sculture e le opere monumentali arrivate qui da Ur, Babilonia, Ninive, i siti archeologici più antichi del mondo, hanno lasciato in Sgarbi un senso di stordimento per la bellezza. «Per questo», prosegue Sgarbi, «nel 2000 ho organizzato una incursione aerea pacifica nel cielo di Baghdad, per dimostrare, atterrando sulle piste dell’aeroporto Saddam Hussein a bordo di un piccolo aereo a elica decollato da Amman, che l’embargo voluto dagli americani era un crimine contro la cultura umana prima ancora che contro il popolo iracheno. Con quel volo su Baghdad volevo proclamare con la forza di un gesto spettacolare che, a dieci anni dalla prima guerra del Golfo, non era più accettabile rimuovere uno dei luoghi dove è cominciata la storia dell’uomo, la bellezza e la forza dell’arte mesopotamica». Giuseppe Corsentino